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Gli Elfi
Scritto da Giosafat
Categoria: Altro
Scritto il 11/02/2002, Pubblicato il 11/02/2002, Ultima modifica il 21/02/2002
Codice testo: 7730 | Letto 5390 volte

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GLI ELFI

Tra i colori confondo la vita mentre s’alzano sciami di voci;
non si contano piu’ sulle dita verdi bacche e zanzare feroci.
Non so nulla sul loro potere, son quesiti dai toni piu’ cupi;
le certezze non posson cadere come sassi in profondi dirupi.
Sono gli echi di mamma natura, mentre immobile attendo tutt’ora
l’apparire di qualche creatura che dal tetto di qualche dimora
possa far capolino ed aspetto l’approdar di un gentile saluto,
di una mano che in mite rispetto mi accalori col suo benvenuto.
Gia’ d’incanto da un fascio di foglie,tramutando l’attesa in sgomento
di chi mai l’attenzione distoglie, preparato al benevolo evento…
sto ammirando tra immenso stupore dalla terra ridotta a gruviera
quel sortire in crescente fervore di presenze che volte alla sera
dalle viscere salgono in cima trascinandosi sogni e colori;
forse il giorno sara’ quanto prima riesumato dai visitatori.
Son folletti di rosso vestiti, saltimbanchi ma non per mestiere;
maschi e femmine ben assortiti rincuorati da un loro piacere.
Percorrendo dirupi e lamenti, frastornanti stradelle scoscese,
s’improvvisano astuti veggenti regalando invitanti sorprese.
Non foss’altro che il sole li adora si direbbero estranee creature
che per tinger di rosso l’aurora s’avventurano in boschi e radure.
S’intrattengono e colgono frutti come esperti di coltivazione
da sembrare in persona quei putti tratti in quadro in agreste orazione.
Disquisendo sul come e sul quando con le gerle che ormai ricolmate
dalla cima stan gia’ traboccando, si concedono aitanti risate.
Quando poi sul finire del giorno, colti i frutti di tanto sudore,
quando il sole si leva di torno, quando il cielo rimarca il colore,
tutt’attorno il silenzio e’ regnante,poiche’ gli elfi tornati alla tana
condividono in modo galante cibo e sogni di vita mondana;
mentre fuori contemplo il tacere dell’agreste paesaggio oscurato
mi raggelo di fronte al giacere dell’intero dormiente creato,
poi la notte mi spegne la mente, dalla luna mi lascio baciare;
per non esserle irriconoscente…ogni notte la invito a ballare.



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