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L'AMORE PERDUTO
Scritto da Thomas Karl Monty
Categoria altro, genere
Scritto il 08/11/2017, pubblicato il 08/11/2017, ultima modifica il 09/11/2017
Letto 49 volte

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Nota dell'autore: L'AMORE PERDUTO

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A volte, nella solitudine invernale, quando la bianca neve agguanta letteralmente ogni cosa a sua portata, io siedo alla finestra, il mio sguardo si perde per le desolate vie, per le arterie malinconiche della città, con il languido crepitare del camino ad accompagnarmi nel tortuoso cammino dei pensieri.
Si, penso alla vita che avrei potuto condurre con lei al mio fianco, in quelle grigie giornate avremmo potuto tenerci compagnia ricordandoci a vicenda le dolci estati, avrei potuto osservare con sguardo libidinoso il suo sorriso che irradiava il mondo intero, avrebbe potuto illuminare la mia eterna mezzanotte, ma non è stato così.
Penso ai baci non donati, alle carezze dimenticate, penso a tutto questo con un triste sorriso che aleggia sulla mia stupida faccia.
Quando in primavera il delicato tepore riscalda il mio corpo oppresso dal rammarico, quando i primi veri raggi di sole cercano invano di consolarmi, io penso a lei, a quelle sciocche passeggiate che avremmo potuto fare camminando abbracciati al parco, sotto le bizzarre ombre prodotte dal fogliame soprastante, ascoltare il loro stormire, le fiabe dei tempi andati che avevano da raccontarci mentre il vento ci avrebbe procurato quel piacevole refrigerio, e con la pelle d’oca avremmo corso tra l’erba fresca ridendo senza motivo alcuno mentre io ascoltavo ammaliato la dolce melodia della sua voce. Avremmo potuto tenerci per mano e guardare il limpido cielo azzurro, osservare gli alberi fiorire.
Adagiati beati sulle delicate sponde del lago sarei rimasto affatturato dai suoi radiosi occhi color nocciola, avrei chiuso le palpebre e sperato che quell’attimo durasse in eterno, ma purtroppo l’eternità è solo un insignificante parola.
Ma no, lei meritava di più delle stupide passeggiate amorose, meritava di più di quanto io potessi offrirle.
In estate, quando il sole cocente sparge il buonumore come coriandoli ad una festa, io penso agli incantevoli risvegli che avremmo potuto condividere mentre il mondo ci sorrideva dalla finestra, avremmo ascoltato il tenue canto degli uccellini mentre io mi accoccolavo tra i suoi seni, avrei percepito il suo cuore palpitare di eccitazione e avrei pensato, Gesù, questo è amore.
Ma io non ho avuto l’audacia e l’eroismo necessario per enunciare il perché di tanta agitazione quando la vedevo, del perché il mio corpo trasudava in preda ai tremori mentre l’ansia si annidava nel mio stomaco trasfigurando i miei arti inferiori in gelatina, del mio sguardo assorto in fantasticherie quando la osservavo camminare, con il vestito estivo che ondeggiava intorno alle sue incantevoli gambe, ho preferito tacere e perderla per sempre nel corso degli anni.
L’autunno mi ammorba con il suo tedio, mentre osservo le foglie arrugginite dall’estate appena trascorsa trasportate in un turbine di aria tiepida, quando il cielo va ad oscurarsi rapidamente per invadere la mia anima di tenebre, io penso a lei, penso alla vita perduta mentre conduco la mia sciatta esistenza.
Penso all’amorevolezza smarrita, alla felicità dispersa lungo il corso del tempo.
Non passa istante in cui non penso a lei, alla meravigliosa esistenza che avrei potuto vivere in questo preciso istante. Lei è lontana, dispersa nel mondo, non la rivedrò mai più se non altro nei miei sogni nostalgici.
Ancora oggi, dopo anni trascorsi nel rimorso e nell’agonizzazione dell’anima, io penso a lei, a l’amore perduto per sempre, quel sostantivo che mai più tornerà a far parte della mia esistenza.

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