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Non si debba più vendicare il profeta.
Scritto da Pest Writer
Categoria: Opinione
Scritto il 07/01/2015, Pubblicato il 08/01/2015, Ultima modifica il 08/01/2015
Codice testo: 8120158107 | Letto 1580 volte

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[...]
Non sto dicendo di smettere di scherzare su certi argomenti per paura. Di incidenti, ritorsioni, attentati. Assassini. Non lo dico, ma penso che, per una persona responsabile e ragionevole, dovrebbe essere sufficiente. Sapendo a cosa è possibile andare incontro, sarebbe plausibile evitarlo già solo per questo. Fregarsene, è paragonabile ad accendere dei fuochi d’artificio in casa, magari davanti a dei bambini, infischiandosene della loro pericolosità, perché sono comunque uno spettacolo bello e divertente a cui assistere. Per cui sarebbero degli illiberali oscurantisti tutti quei sindaci che li hanno proibiti in occasione delle ultime feste.




Ma io non parlo di paura, che potrebbe essere definita da qualcuno che non la pensa come me come una resa ad una prevaricazione (purtroppo, la storia e la cronaca insegnano che ce n’è un sacco di questo parere).

Io parlo di rispetto. Verso una fede religiosa, e verso la libertà ed il diritto di viverla come si crede.

Non si rispettano gli islamici chiedendo di togliere il crocefisso dalle scuole. Così, semmai, si calpesta il diritto di altri fedeli di dotarsi di un simbolo cui sono attaccati. Gli islamici, ed in generale quelli che professano altre religioni, si rispettano rispettando il loro dio, e rispettando il loro modo di vivere e praticare il proprio credo.

Io non sono credente, anche se non riesco a professarmi ateo. In entrambi i casi, è questione di fede, ed io non ho questo dono. Eppure, probabilmente per effetto di quello che si è cercato di inculcarmi in passato, avverto un forte fastidio quando sento pronunciare una bestemmia (bestemmia che, se non sbaglio, sarebbe addirittura perseguibile secondo le leggi italiane). E, tecnicamente, sarebbero bestemmie anche la presa in giro, con battute o vignette, di santi, madonne e così via.

Bene, come può sentirsi uno che consacra la propria esistenza ad una divinità in cui crede ciecamente, vederla bestemmiata apertamente mediante pubblicazione e diffusione di vignette, barzellette o altro?

Come ti sentiresti tu, lettore, se, in nome della libertà di espressione, qualcuno si divertisse, e su questo ci guadagnasse anche sopra, a sostenere pubblicamente che tua madre è (o, peggio, era) una puttana?

Magari, non arriveresti a sgozzarlo, o a sparargli con un kalashnikov. Ma, potendo, non gradiresti offrirgli almeno una robusta e consistente rottura di ossa?

Nel pieno rispetto della libertà di opinione, ovviamente.

Il vero problema, quindi, non è tale libertà. Il vero problema è capire quali argomenti sono meritevoli di essere colpiti dalla satira, e quali no.

Per una semplice questione di educazione e rispetto.



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