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Regina
Scritto da ANDREA OCCHI
Categoria: Altro
Scritto il 08/01/2018, Pubblicato il 08/01/2018, Ultima modifica il 08/01/2018
Codice testo: 812018201656 | Letto 326 volte

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Nota dell'autore ANDREA OCCHI:
Regina

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Alcuni anni or sono, si rivolse al mio studio, al fine di ottenere una consulenza in merito alla propria separazione coniugale, Regina, di nazionalità brasiliana. Persona di elevata eleganza e raffinatezza, non certo ostentate, ma ben percepibili, dotata di uno sguardo sicuro e penetrante, con aura di particolare magnetismo. Durante il nostro colloquio, non distolse mai i suoi occhi dai miei e, per un attimo, in conseguenza di un suo lieve sorriso, pensai riuscisse a leggere il logo di un noto stilista, ricamato sulle mie mutandine rosa molto corte e aderenti. Intuitivamente le esposi il mio parere, pur specificando che necessitavo di uno studio più approfondito della questione e, pertanto, la pregai di ritornare il venerdì della settimana successiva. Puntuale si presentò al concordato appuntamento e le consegnai un parere manoscritto. Era estate ed indossava un leggero scamiciato color carta da zucchero che lasciava trasaprire appena la curva dei seni, i capelli raccolti in un caschetto nero, una borsa a tracolla di pelle bianca, ballerine bianche. Solo un velo di trucco sul viso per nascondere qualche piccola ruga d’espressione ai lati degli occhi creoli. Lesse il mio scritto, mi rivolse qualche domanda e l’interloquire divenne confidenziale, amichevole, la formalità divenne priva di regole. Mi invitò a cena, ci sarebbe stato anche il coniuge italiano. Raggiungemmo il ristorante adagiato sulle colline che si rigonfiavano verso l’agro meridionale. Era una notte stellata e la torre che ospitava il locale imprimeva la propria ombra lunare sul parco circostante. Entrai non senza imbarazzo, poiché il futuro ex coniuge indossava un abito che stonava con l’eleganza degli arredi, delle stoffe, delle porcellane e degli argenti. Da come salutarono gli addetti di sala, compresi che fossero due assidui frequentatori. Ad un lato del tavolo, a fianco di Regina, un secchiello colmo di ghiaccio e bottiglie di birra, dall’altro un secchiello con adagiata una riconoscibile bottiglia – l’elegante decoro di anemoni realizzato da Emile Gallè è inconfondibile - di Perrier Jouet Belle Epoque. Conclusa la cena a base di pesce, uscimmo allegri con in mano una seconda bottiglia di champagne. Salii al posto di guida dopo una sigaretta fumata nell’aria tersa. Regina dietro, il coniuge al posto del passeggero, al mio fianco. Poco prima di raggiungere la loro residenza, una mano sinistra iniziò ad accarezzarmi sotto la cintura. Rimasi impassibile o, almeno, tentai. Arrestai la marcia e attesi che scendessero dal veicolo. Chiusasi la portiera al mio fianco destro, Regina mi ringraziò e, con qualche imbarazzo che non ritenevo possibile potesse trasparire dalla sua voce, mi chiese se volevo salire. Sarà stata la lieve ebbrezza alcolica, l’elettricità magnetica che avvertivo correre non solo dentro di me, ovvero entrambe: la mia risposta fu affermativa. L’appartamento era arredato lussuosamente. Travi a vista e mobili moderni, un perfetto connubio. Stappammo la bottiglia e, poco dopo, non certo casualmente, le nostre tre bocche iniziarono a baciarsi. Successivamente, ho una parentesi temporale indefinibile, non quantificabile; ricordo che quando aprii gli occhi ero nudo disteso in un letto ricoperto da sole scivolose lenzuola di raso, in pura seta, color oro. Al mio fianco sinistro un sommesso russare. Alla mia destra, distesa su un fianco, con il gomito sinistro piegato ad angolo a sorreggere la testa, Regina mi guardava, come sempre, dritto negli occhi appena dischiusi. Un seno faceva capolino dal lembo dorato. Mi sorrise, mi baciò lievemente, e, mentre la sua mano destra si muoveva lentamente sul mio pube, mi disse: “Sei dolcissimo!” La testa scomparve sotto il lenzuolo. Terminata la mia irrefrenabile risata, dopo una veloce doccia, uscii, senza indossare abbigliamento intimo. Regina lo volle in cambio di una pendrive che mi consegnò con una allegra espressione sul viso. A casa la inserii nel pc e le immagini mi stupirono, anche se non al punto da sconvolgermi. Sorrido ancora divertito al solo ricordo. Regina non era propriamente la moglie.

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