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IL SASSOLINO NELLA SCARPA (Quarta puntata)
Scritto da ilvindiceincazzato1
Categoria: Narrativa - Altro
Scritto il 08/04/2018, Pubblicato il 08/04/2018 10.39.31, Ultima modifica il 08/04/2018 19.26.56
Codice testo: 842018103929 | Letto 163 volte

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Nota dell'autore ilvindiceincazzato1:
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IL SASSOLINO NELLA SCARPA (Quarta puntata)

Io, che son cresciuto nel periodo più bello e più tragico del governo fascista, ricordo, e non dimenticherò mai i cambiamenti che ci furono stati negli anni trenta. E ciò che io non ho potuto vedere perché piccolo di età, me lo raccontavano i mie nonni (quelli in vita) e mio padre, che gli ha vissuti tutti, prima che il Duce, insieme al fascismo si estinguessero per sempre.
ed essendo come su detto morto il Duce, il fascismo fece la stessa fine, a parte quella fiamma tricolore che fu il simbolo di molti di noi, e che non fu mai definito fascismo, bensì “Movimento Sociale Italiano”.
Fondato da un uomo giusto e leale, come molti di noi definiscono “Giorgio Almirante” l’uomo che ha tenuto fede all’ideale e al buon andamento dell’MSI, morto povero perché la politica non la faceva per lucro ma la faceva col cuore. Un nome che non morirà. L’ MSI, portato avanti da Fini, poi mandato in malora dal suo stesso erede, tale, a uno che abbia sperperato l’immensa eredità del proprio padre.
Una fiamma che è stata tradita da chi pensava solo allo scranno ed ivi posarvi il culo per tutta la vita. BASTARDI!

Premetto che, essendo io molto piccolo d’età prima della guerra, non posso dire se ero o non ero fascista, di certo a quell’età non si pensava alla politica e neppure di essere o non essere fascista, eravamo si, inebriati, da tutto ciò che vedevamo, da tutto ciò che di giorno in giorno prendeva forma davanti a i nostri occhi.
Avevano aperto il refettorio per i bambini più poveri che frequentavano le scuole, si mangiava bene e vi andavano con molto godimento, io non ebbi mai l’invito, ma non ero invidioso di quelli che
partecipavano. Avevano aperto due circoli ricreativi per giovani e adulti, dove trascorrevano le ore
di libertà, gli chiamavano anche dopolavoro. Avevano aperto una sede del partito, completo di un bellissimo fonografo,che ci faceva sentire canzonette inneggianti alla patria, al Duce e all’avvenire.
Non dimenticando che altre varie opere furono già state eseguite. Prosciugamento della palude,
estinzione delle zanzare, la condotta dell’acqua potabile, pure per il tanto bestiame che il paese orgogliosamente traeva reddito. Nella povertà, non potevamo lamentarci.

Ma, nel dopoguerra non si incomincio col votare (MSI) ma
eravamo divisi tra Democrazia Cristiana e comunismo e con il risveglio del socialismo, ed altri piccoli partiti. Gli ideali si erano trasformati, erano rivolti verso questi nuovi schieramenti che promettevano lavoro in abbondanza, il pane e companatico abbondante. Gli ideali avevano preso un’altra strada, un’altra direzione, dimenticando del tutto il ventennio passato. Quindi, finiamola di tacciare di fascismo, chi si azzarda a dire che gli immigrati sono troppi, e che hanno rotto le palle, che lo Jus soli è una proposta a dir poco licenziosa e contro lo stesso popolo Italiano (solamente a una scellerata e buonista Boldrina potevano venire in mente certe idee e, dire, accogliete, accogliete! Ne abbiamo le scatole piene, perché fare questo tipo di accoglienza è una cosa fatta con l’intento, che un non lontano domani il popolo Italiano, debba andare a lavorare per due soldi, fatta con l’intento di eliminare la nostra storia, la nostra cultura, sia civile che religiosa, del resto costruendo così tante moschee (((ma non si sa da dove provengono i soldi))) (((cioe, lo sanno, ma stanno zitti))) e facendo nascere così tanti bambini, specie di altra religione, penso che la cosa sia ben chiara della piega che prenderà la nostra cara nazione. Meglio che mi sbagli, (((E non saranno più cavoli miei))) ma non ci saranno anni cinquanta, senza che il nostro parlamento sia gremito da deputati africani. Saremo invasi così tanto, da sentirci oppressi da una superiorità numerica che non ci lasceranno neppure fiatare VERGOGNATEVI!!!
E chi non gradirà quel tipo di minestra, salterà a spintoni dalla finestra. Cosa molto indigesta, per gli abitanti dello stivale, ma molto consolante per la presidenta Boldrina, buonista di merda, che a parere suo, dovremo ricevere l’Africa dentro lo “Stivale”. Durante la campagna elettorale hanno sempre preso lo spunto del “fascista, razzista, populista” ed altre parole a loro favorevoli per qualche voto in più. Ma ormai gli Italiani veri non gli fregate più.
Avete rotto le palle, nel definire fascisti e razzisti, la maggior parte degli Italiani che non la pensano come voi, disonorandoli con parole che solo chi sa di aver perso la partita può concepire. MALEDETTI FALSI!

Sempre a cavallo degli anni trenta, (con il lavoro che ho succitato all’inizio di questa esternazione,) era arrivato in tutta Italia il “benessere”, cosa che la povera gente non aveva mai sentito neppure nominare, (((il benessere esisteva si, ma per i savoia e company))) era stato come evadere dal buio pesto, verso la luce del sole, era qualcosa che aveva riempito gli animi di gioia e di speranza, era come se fossimo rinati in un mondo nuovo. Il salario dell’operaio era adeguato al carovita. E’ vero, si era sempre poveri, ma una volta ogni tanto potevamo assaggiare la desiderata mortadella e comprare derrate alimentari (sempre per povera gente) ma pur sempre ottima per il palato, perché, chi aveva sentito veramente la fame, si accontentava di poco, ed io ero uno di quelli. Per questo siamo cresciuti senza grilli per la testa ed abbiamo saputo discernere tra la miseria che abbiamo vissuto e il boom economico del dopoguerra, sono uno di quelli che hanno conosciuto il periodo più tragico, ma anche quello della grande ripresa economica, che per grazia di Dio, ci ha migliorato così tanto, che con l’andare del tempo, ci ha fatto sentire, oserei dire, uguali agli altri esseri viventi. (vedi i ricchi possidenti) Cioè, il povero si era guadagnata tanta di quella dignità, che lo esimeva dal chiamare “padrone-ona “ “vossia” “vostra eccellenza” “padroncino-ina e così via”. Comunque, oltre a sentirci molto più liberi, ci sentivamo convinti di essere scampati all’oppressore, (la monarchia) altro che “dittatura”. “Qualcuno”(((non di certo Voi che mi leggete))) dovrebbe leggere di più, e così facendo, avrebbe idea di ciò che era stato fatto dall’uno e tralasciato dall’altro. Perché non proviamo a spulciare “Le cento opere di Mussolini?”. Avete ragione, ci vorrebbe troppo tempo, Ma almeno un paio ve le vuole ricordare lo scrivente.
CONTINUA









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