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Onda anomala
Testo segnalato dallo staff Scritto da Pablito
Categoria altro, genere
Scritto il 29/08/2002, pubblicato il 29/08/2002, ultima modifica il 09/06/2007
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Sono uno di quelli che la gente definisce, con discutibile slancio di fantasia, un tipo poco raccomandabile. Non ho mai sopportato l’espressione, l’ho sempre trovata riduttiva e paternalistica. E’ come un contenitore nel quale puoi metterci di tutto ma che in realtà non è adatto a niente, una scatola inutile, di quelle che conservi nella convinzione che prima o poi potrebbero servirti, ma la cui unica missione nella vita è raccogliere polvere.
In realtà io sono un vero e proprio delinquente, e non in senso bonario, sono quanto di peggio si possa immaginare, qualcuno ama pensare che sia il prodotto di una società malata e stanca, in un certo senso una vittima, ed io gli lascio questa convinzione, in fondo è agli altri che serve, non a me. Io creo scompiglio, caos, sono uno scarabocchio in un bel quadro, una cicatrice da nascondere in un mondo che deve mostrare un aspetto gradevole e ordinato. Sono come quei parenti dai modi pittoreschi dei quali si preferisce non parlare e che si spera non si presentino a cena la sera di Natale. Si pensa che l’esistenza di persone come me debba per forza avere una causa, è necessario crederci, è troppo complicato accettare una società imperfetta, spaventa l’idea che in fondo una parte di me è presente ovunque, che in ognuno c’è un piccolo mostro che potrebbe saltar fuori da un momento all’altro senza preavviso, senza motivo, senza alcuna spiegazione. Allora si cerca di trovare l’etichetta giusta per il prodotto difettoso: disadattato, schizofrenico, psicopatico, pazzo furioso. Strano, io non mi sento niente di tutto ciò, sono cattivo e basta, godo nel fare del male e non provo il minimo senso di vergogna, rimorso o pentimento, sono perfettamente in grado di intendere e volere, non agisco in preda a raptus, mi ricordo tutto quello che faccio, anche perché spesso mi filmo e mi riguardo con orgoglio, e soprattutto la cosa mi diverte un sacco, mi fa sentire libero. Ho iniziato molto presto, ricordo che quand’ero piccolo avevo un impulso irrefrenabile per la distruzione, mi piaceva rompere le cose, danneggiare qualunque oggetto mi passasse per le mani o mi capitasse a tiro. Chiariamo subito una cosa, mio padre non mi picchiava e non abusava di me, niente di tutto questo, quel coglione era proprio una brava persona, e pure mia madre non era male, ho sempre avuto un talento naturale, un dono negativo. Non che passassi tutto il mio tempo a far danni, però mi ci dedicavo con una certa passione, mi piaceva anche leggere, per un po’ ho addirittura studiato, ma non faceva per me, richiedeva troppa disciplina. La gente tende a considerare noi delinquenti come una malattia, si parte cercando di scoprirne la causa, perché una causa deve sempre esserci, ci rassicura, se troviamo l’origine del problema abbiamo l’illusione di poterlo prevenire, se si trova il frutto marcio si crede di poter salvare tutto il cesto, poi si cerca la terapia adeguata, ogni malattia richiede una soluzione diversa, dalla più blanda alla più invasiva, un po’ come dire che un raffreddore se la cava con una sgridata, un’influenza richiede l’intervento dei poliziotti e un tumore costringe all’uso delle armi, va estirpato con la forza. Io sono la peggior malattia che possa capitare, mi muovo in modo subdolo nell’organismo e me lo mangio dall’interno, piano piano, senza dare troppo nell’occhio. Ogni tanto esco allo scoperto e compio qualche gesto eclatante, ma poi torno a nascondermi, resto nel sottobosco. Tra le mie gesta, alcune delle quali non esito a definire epiche, quella che preferisco è decisamente lo stupro, ricordo la prima volta, quella puttana non la smetteva di urlare e dimenarsi, è anche riuscita a colpirmi, ma glielo fatta pagare, eccome, ma in fondo se l’è cercata, io volevo solo divertirmi un po’ , fare baldoria, invece lei ha rovinato tutto, se non avesse opposto resistenza magari le sarebbe anche piaciuto, sicuramente sarebbe ancora viva, ma che vuoi, a volte la gente è strana, ha delle reazioni assolutamente esagerate, inspiegabili. Vi faccio un altro esempio: stavo rapinando una banca con un gruppetto di amici, erano tutti a terra, volevamo solo i soldi, e chi decide di fare l’eroe? quel superman della guardia giurata, pensava di diventare famoso . . . “sventa una rapina da solo . . .ho fatto il mio dovere . . .”, e adesso fa compagnia ai vermi, ben gli sta. A volte credo di essere una punizione, un monito, il lupo cattivo più cattivo del mondo, è non ho orecchie lunghe o denti aguzzi, sono assolutamente normale, ed è per questo che faccio ancora più paura, potrei essere quello che ti sorride accomodante dopo che l’hai urtato salendo sul tram, oppure potrei indicarti dove si trova Via Tal dei Tali, sono ovunque, potrei essere chiunque, e tu non mi vedi, o meglio, fingi di non vedermi, preferisci pensare che sia dentro un mucchio di cenci puzzolenti con in mano un piattino, o sotto qualche etto di ferraglia che mi pende da orecchie, naso, labbra, lingua, o addirittura che ce l’abbia scritto in faccia, che mi lampeggi un neon sulla testa. E no, troppo comodo, sono pulito e ben vestito, parlo bene e mi muovo con grazia ed eleganza. Sono il tuo specchio, il classico chi l’avrebbe mai detto, quello che un giorno te lo vedi sul giornale e dici nooooooooo, non è possibile, non può essere lui. In fondo sono come la natura, crediamo di poterla dominare, gestire, comprendere e manipolare, poi lei fa uno sbadiglio, si stiracchia la pelle . . . leggera scrollata e via, un paese scompare, morte e devastazione. Mi piace pensare che ci sia sempre una parte che sfugge al controllo, che non è pianificabile, è una cosa che ridimensiona il tutto, dona la giusta prospettiva. Ed io sono questo, non ho spiegazione, non ho motivo, sono un onda anomala, non ho bisogno di bussare alla porta, la sfondo e basta, un attimo prima il mare è tranquillo e nel giro di pochi minuti arriva l’apocalisse. Per un po’ di tempo ho anche lavorato, è andato tutto più o meno bene finché non mi sono fatto la moglie del capo, neanche mi piaceva, è stata solo una ripicca, quello mi provocava, credeva di potermi mettere sotto, e io ho messo sotto quella gran cagna della sua signora. Il giorno dopo ero senza lavoro, in compenso avevo fatto un bel servizietto fotografico, in ogni bagno dell’azienda trionfava la testimonianza della mia personale impresa. A volte credo che sia la noia a fregarmi, sento il costante bisogno di emozioni forti, di qualcosa che possa scuotermi, eccitarmi, darmi la carica. Non potrei mai vivere un’esistenza cosiddetta normale, adoro il lato peggiore, voglio scavare nell’immondizia, ci si trovano un sacco di cose interessanti, è come scavare dentro me stesso, perché io in fondo sono immondizia, sono quello che nessuno vuole tenersi in casa, eppure è da li che provengo, dal buono e dal bello, sono la buccia della banana, la parte marcia dell’insalata, la crosta ammuffita del formaggio, l’assorbente interno, lo yogurt scaduto, ti faccio compagnia per un po’, finché il puzzo non diventa insopportabile e alla fine chiudi bene il sacchetto e mi butti in mezzo ai miei simili. Ma io dentro non ci vado, non riuscirete a mettermi nel sacchetto, in fondo è il vostro desiderio più grande, potermi vedere ma da debita distanza, potermi studiare, sezionare, sapermi al sicuro, sapervi al sicuro. Ma non l’avrete questa soddisfazione, lo so che vi piacerebbe, è eccitante vedere l’animale in gabbia, poterlo ammirare in tutta la sua ferocia senza correre rischi, no cazzo, mi sa tanto che qualcuno dovrà rischiare, questa volta la mano nella gabbia dovete mettercela . . . avanti, fatevi sotto, vi aspetto, venite a prendermi, troverete pane per i vostri denti, credete di farmi paura perché siete in tanti, non avete capito nulla, potrebbe esserci un intero esercito la fuori, non sapete con chi avete a che fare brutti bastardi. Sono il lupo cattivo più cattivo del mondo e questa giornata rimarrà nella storia, ne parleranno minacciando il mio arrivo al bambino capriccioso, sarò l’esempio da non seguire, il monumento del male. E adesso entrate, fatevi sotto, sono armato fino ai denti e determinato, non ho paura, non ne ho mai avuta, neanche adesso che i proiettili mi fischiano intorno, non riuscirete mai a fermarmi, sono un terremoto, puoi solo sperare di capire quando arrivo, ma non mi fermi, e quando ho finito di distruggere e seminare morte, non hai altra scelta che rassegnarti e aspettare il prossimo botto. Ecco qui, ora il mio corpo giace senza vita, credete di aver vinto, di aver fatto trionfare il bene, vi sentite sicuri, ma io ci sono ancora, in questo preciso momento sto rientrando a casa dal lavoro, sto andando a messa, a fare la spesa, sto dando il resto a un cliente, sto pagando il biglietto, vi ridipingo casa, aggiusto la macchina o addirittura svento una rapina, insegno ai vostri figli la matematica e magari sogno di mangiarmeli, sono lì, onda anomala sotto un mare tranquillo in attesa di esplodere. State sotto coperta, c’è aria di burrasca.













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