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Il nano ubbidiente e il Morto Re (Favola comica)
Scritto da Fillo
Categoria narrativa, genere umoristico
Scritto il 09/10/2017, pubblicato il 09/10/2017, ultima modifica il 09/10/2017
Letto 107 volte

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Il nano obbediente e il Morto Re
Un giorno un gruppo di nani incontrò un saggio re. Non sapendo che chiedergli, lo decapitarono. Ma uno di loro che non era stato d’accordo disse:
- E ora come potremo chiedergli qualcosa?-
- Al che gli fu risposto:
- La testa è ancora calda. Chiedi a essa!-
E il nano obiettore fece come gli era stato detto e chiese alla testa:-
- Come stai, staccata dal tuo busto?-
- Potrei dirti che godo di uno spazio maggiore, e di più libertà d’azione, ma senza mani né piedi che ti dico? Son triste, ne vorrei essere ricongiunta. Vuoi incollarmici?-
- Credo sia inutile, ma credevo anche fosse impossibile che rivolgendoti la parola, tu che sei una testa morta potessi rispondermi. Quindi farò come dici.-
- Non usare alcuna colla, mi raccomando, e non provare con la resina, che non è adesiva. Taglia un pezzo di carne da ogni nano, quindi fa a loro ciò che è stato fatto a me!-

- Fatto.- disse dopo tornando, a operazione compiuta. - E ora?-

- E ora taglia un pezzo di pelle e fammi ricucire.- disse la testa del Morto Re.

Il nano condusse una sarta, che pensò a far tutto lei, che sapeva come fare.
- Quindi?- chiese il nano ubbidiente.
- E ora sono un morto vivo, che è stato per un po’ morto morto. Ho un suddito fedele, tu, e un’altra che mi prendo per moglie, questa sarta che con te m’ha salvato la vita!-
- Grazie, ma non voglio. – ricusò la sarta Teodora.
- Perché, insolente? Rifiuti d’essere regina, tu che non sei nessuna?-
- Per non aver marito, e uno che mi sgrida a questa maniera! Per non averne uno rattoppato, uno che chiede troppi favori a un suddito, mostrando di saper fare ben poco da solo. E quella di non aver mani né gambe, è solo una scusa, perché se si ha cervello si ha tutto quel che serve...-
- Sia ammazzata tre volte! Perché tre volte mi ha offeso!-
Il nano, di nome Ovidio (che tutti sanno che i Quattro Nani si chiamano Ovidio, Nestore, Agenore e Pompilio ) non volle certo essere lui a farlo. Così ordinò alle teste dei nani morti, ch’erano tre, di fare qualcosa. Ma non risposero!
- Perché non parlate!-
Al che venne un avvoltoio, Eracle. che gli spiegò:
- Ti risponderebbero, se fossero questi nani dei re. Per farlo dovrai incoronarli, con tre corone. Perché lo meritino, non potendo loro far nulla, dovrai tu compiere tre imprese al loro posto.-
- Qualsiasi?-
- Sì, ma devono essere leggendarie.-
Quindi Ovidio prima sconfisse il drago Fogolesto, stordendolo con una loffa odorosa; quindi salvò la principessa Floria Zafferan dalle grinfie dell’orco Macigno, facendolo sedere nudo sopra un albero che gli sfondò il retto; quindi liberò Pegaso dall’Olimpo, donandogli un recinto fatato.
(Come fece? Per il peto, mangiò della gialappa, e per averne se la fece cogliere da Minù, sorella di Teodora. Per salvare Floria, fece ingoiare una calamita a Macigno dentro una pastiglia dolce che non rifiutò, e mise sulla cima dell’albero un cuneo di ferro cavo come puntale, allineando pari pari il suo intestino all’albero col magnete! Per avere Pegaso, fece cacare Floria e Teodora sull’Olimpo, con marmellata fresca di prugne e gialappa, mangiando e cacando pure lui, l’Olimpo in questo modo essendo meno attraente del recinto!)
Per fare che il recinto fosse attraente per Pegaso serviva qualcosa di sfarzoso. Ovidio mise in una mangiatoia della biada inzuppata con l’ambrosia. E l’equino ci cascò. Chiese poi all’avvoltoio se le imprese erano sufficienti, e il rapace assentì.
Servivano tre corone: una la rubò lui, un’altra Minù, la terza Floria. Ma le fanciulle furono catturate, per essere sposate ai principi. Mettendosi però le corone nelle gonne, parvero incinte, e furono ripudiate. Ovidio ed Eracle le recuperarono. Messe le tre corone alle teste dei tre nani, Ovidio chiese loro:
- Sapreste salvare Teodora?-
Al che le teste dei Nani Re non risposero.
Ed Eracle disse:
- Che ti aspetti da tre teste morte? Che ti parlino?-
- Credevo.-
- Non tutto va come si pensa.-
Minù non voleva certo che Teodora morisse tre volte! Quindi fece un calco del viso della sorella e lo mise su tre nani! E pitturò i gessi fino a rendere credibile che fossero lei! Era un gesso magico, morbido come argilla. (Basta che una fanciulla vergine baci il gesso, e diventa magico. Non essendolo loro, le tre chiesero ad altrettante amiche che lo erano, di farlo al loro posto). I visi finti parevano visi vivi. Intanto Ovidio era stato dichiarato Semidio Olimpico, per le sue mirabolanti imprese! Chiese sia Minù che Teodora in sposa, cavalcando Pegaso, che per non recalcitrare ebbe bisogno di alcune busse sul groppone per chetare il nobile imbizzarrirsi...Gliene dette di santa ragione, ed esso nitrì e nitrì...Fino a chetarsi. Regnò così al fianco di Eracle sulla contea.
I Nani Re morti parlarono infine, raccontando ai passanti questa storia.
Il bigamo Ovidio aveva provveduto a togliere loro i falsi volti di Teodora.

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