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Processo Alla Bugia.
Scritto da Mauro91
Categoria: Opinione
Scritto il 09/12/2017, Pubblicato il 09/12/2017, Ultima modifica il 09/12/2017
Codice testo: 912201710852 | Letto 95 volte

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Molte sono le ragioni che hanno indotto la proibizione della bugia nel corso della storia, sia religiose che educative. Ma tutte sono realmente educative e soprattutto sincere? E come si potrebbe costruire bene una bugia?
“Non dire le bugie, che ti si allunga il naso come a Pinocchio”, dicono molte mamme e molti papà a propri figli: povero burattino, esempio negativo per tutti i bambini che devono imparare ad essere sinceri, come a dire che le bugie non vanno dette per la vergogna di essere poi scoperti. Un’imposizione educativa scorretta che ha portato più di un osservatore a vedere che ai bambini si proibisce la bugia vera e propria attraverso una minaccia anch’essa bugiarda: un naso, effettivamente, non è mai cresciuto a nessuno. L’ottavo comandamento ammoniva il popolo giudaico: “Non deporrai falsa testimonianza contro il tuo prossimo”. Si nota che il comandamento non impone di dover dire la verità, ma di non rendere falsa testimonianza a sfavore di altri. L a menzogna è un atto sociale e Dio non chiede di conoscere il vero, ma nemmeno di attuare quell’atto di violenza che è poi costituito dall’inganno. Parecchi secoli dopo, nel 395 d.C. sant’Agostino definì la menzogna in un modo ancora oggi soddisfacente: “Mente chi pensa una cosa e afferma con le parole o con qualunque mezzo di espressione qualcosa di diverso”. Possiamo quindi definire che la menzogna dipende quindi dall’intenzione dell’animo e non dalla verità o falsità delle parole dette: conta quindi la buona fede. Ma sempre secondo sant’Agostino non si dovrebbe mentire nemmeno per salvare una vita, perché la salvezza dell’anima vale molto di più di quella del corpo, ed egli propone una classificazione delle bugie: vi è la menzogna per convertire qualcuno, la menzogna per fare del male, la menzogna per godere dell’inganno; meno grave è, sempre secondo il santo, la menzogna per fare un piacere a qualcuno senza nuocere poi a nessun altro. Quindi non conta la bugia in sé, ma l’intenzione di chi parla. Altri personaggi di una certa rilevanza hanno trattato il tema della bugia: Socrate ha definito più sapiente colui che mente sapendo mentire rispetto all’uomo sincero che non sa di esserlo o che non conosce la possibilità di dire altro da ciò che gli appare; Immanuel Kant, oltre venti secoli dopo, ha assunto una posizione rigorosa: “La verità è il dovere formale che un individuo h verso chiunque altro”, definendo la menzogna così: “Se io mento sono causa che alle dichiarazioni non si dia credito, e questo è un torto perla società”.
Il segreto per costruire una buona bugia, appartiene all’arte della retorica: sta nel mescolare cose vere e cosa false, fatti verosimili o accertati, per poter sostenere tesi senza alcun senso. E la menzogna a fin di bene? Ve ne sono una vasta gamma, come l’esistenza di Babbo Natale, la nascosta sostituzione di un vetro rotto da una pallonata, o alla proclamazione di innocenza del proprio cliente. Vale la crudezza di alcuni genitori che negano ai propri figli l’esistenza di Babbo Natale? Valgono le iperboli delle campagne pubblicitarie che regalano le illusioni di cancellare le rughe e far crescere i capelli a chi forse non cerca altro che avere ancora, appunto, un’illusione?

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