Cari autori, stiamo riscontrando problemi con l'invio delle email dal sito. Al momento sono quindi sospesi gli invii email delle notifiche di commenti e testi. Nel caso non riceviate l'email di conferma di iscrizione, potete scrivere a staff@alidicarta.it per la conferma manuale.




Ultimi pubblicati  |  Ultimi modificati  | Cerca un testo | Archivio degli autori  | Ricevi il feed dei testi di Alidicarta.it  Feed Rss dei testiRegistrati come autore!

Il twitter degli autori

Caricamento twitter... (reload in caso di blocco)
Fai il login per twittare
mostra/nascondi twitter degli autori


L’INTERVISTA
Scritto da castagno1
Categoria: Altro
Scritto il 09/06/2017, Pubblicato il 09/06/2017, Ultima modifica il 09/06/2017
Codice testo: 96201717478 | Letto 899 volte

Attendere caricamento dei dati...(reload in caso di blocco)

Nota dell'autore castagno1:
L’INTERVISTA

Torna alla prima pagina 1/2 Pagina seguente


- Prego, si accomodi, signor… come la posso chiamare?
- Non è necessario che mi chiami, e creda, per me stare in piedi o seduto è la stessa cosa. Grazie comunque, per il pensiero.
- Sono così emozionato, mi deve scusare… che frase sciocca la mia… si accomodi… sono proprio un idiota. E’ che sono molto agitato, con questa intervista guadagnerò come minimo il Pulitzer, mi capisce, sto per vivere il momento più alto della mia carriera…
- Sì, è vero, potrebbe anche aver vinto quel premio
- Lo vincerò, semmai! Perdoni l’arroganza, ma sul linguaggio, sull’uso della giusta coniugazione, io ci tengo.
- In effetti…un tantino arrogante lo è, a correggere me… ma le perdonerò il peccato (ride). Ma ribadisco quello che ho detto, e nella forma che ho utilizzato. Non posso utilizzare il futuro, perché il futuro non esiste. Così come il passato, del resto. Il tempo è una creazione umana. Mettiamola così: lei pensa che questa intervista sarebbe potuta non avvenire? Consideri che l’intervistato sono Io…
- No no, certo che no. Probabilmente questa intervista è in programma dalla notte dei tempi (ride anche lui, ma è una risata finta, non è per nulla a suo agio)
- Rifletta allora sugli avvenimenti che le sono accaduti, dalla sua nascita fino ad oggi: crede che ce ne siano stati di superflui, crede che sia successo qualcosa che non abbia “contribuito” alla realizzazione dell’evento che sta vivendo adesso? E’ questo avvenimento ad aver determinato tutti quelli già avvenuti e non viceversa. Ma ovviamente nemmeno questo è l’ultimo. La fine dei tempi. Quello è il momento dell’inizio di tutto. Gli scienziati l’hanno chiamato big bang, immaginando un’origine. Ma fine e origine sono la medesima cosa. Quindi tutto è già accaduto, o meglio accade ora, tutto il passato e tutto il futuro, come li intendete voi, e quindi anche… anche il suo “Pulitzer”.
- D’accordo. Ma allora Lei mi sta dicendo che la doccia che ho fatto sei anni fa, al mattino invece che alla sera, ha determinato l’evento di oggi?
- Vedo che non mi ha seguito… Lei, quel mattino di sei anni fa… certo che è un bell’abitudinario, per ricordare quest’episodio… D’accordo che negli ultimi vent’anni è l’unica doccia che ha fatto al mattino (e ride ancora). Ma per capire, deve smettere di guardare l’individuo. L’individuo non conta nulla. L’universo è così com’è, anche perché lei ha fatto quella doccia. Come ognuna delle molecole d’acqua di quella doccia ha contribuito alla sua igiene, così ognuno dei miliardi e miliardi di avvenimenti contribuisce a quello che è. Tutto avviene per arrivare alla fine, cioè all’origine dei tempi.
- Non ho capito assolutamente nulla! Se è della storia che il Padre e il Figlio sono la stessa persona, che mi sta parlando, questa è proprio una delle domande che avevo intenzione di farle…
- Ma le ho già risposto a questa domanda, amico mio. Le faccio un altro esempio. Ricorda quando ha guardato negli occhi per la prima volta suo figlio? E’ stato sublime vero? Bene, quello sguardo non sarebbe stato tale se lei e la sua compagna non aveste percorso tutti i passi che avete compiuto. Tutti. Quindi si può giustamente dire che vostro figlio ha determinato quello che voi siete stati fino ad allora. Se diamo per assodato che vostro figlio doveva nascere. Quindi, fino alla sua nascita, vostro figlio è stato anche vostro padre. E’ un po’ più chiaro adesso?
- No. Direi proprio di no. Di tutto ciò che mi sta dicendo, le confesso che ho capito ben poco. L’unica cosa che ho inteso è che non ho mai avuto scelta. Che ne è del libero arbitrio allora? Ne fa un vanto da sempre, sta gran concessione, e poi tutto succede perché deve succedere.
- Libero arbitrio…libero arbitrio. Quindi queste sarebbero parole mie? Ne è proprio sicuro? Sa, perché non ricordo proprio di averle pronunciate… comunque sì, siete liberi. In ogni istante avete la possibilità di scegliere.
- Ma se tutto deve accadere, anzi se tutto è già accaduto…
- Vede, le scelte cui vi trovate di fronte, cui ogni essere vivente si trova difronte, in ogni istante, sono molteplici e non infinite. In realtà ognuno di voi le compie tutte, generando un’infinità (incrociando le possibili combinazioni di tutti) di universi paralleli, così come li chiamate voi; in realtà si tratta semplicemente di proiezioni: faccio un esempio, se muovi il braccio, proietti un ombra, basta che lo sposti di un millimetro e l’ombra cambia. Tutte queste proiezioni, tutti questi possibili mondi, nascono tutti dalla stessa fine, che è pure l’inizio.
- Sempre più contorto. Se ho ben capito, siamo liberi di scegliere, ma le nostre scelte non determinano nulla…
- E’ il concetto di scelta che non esiste. E’ tutto così com’è, come è stato e come sarà.
- E lei allora? Chi è davvero? Che senso ha la sua esistenza?
- Oh, ma questo è semplice da spiegare. Io sono l’inizio e la fine, il principio di tutto e dove tutto andrà a concludersi. Sono l’idea della vita. Se credi in me, vivrai in eterno, terminando e rigenerandoti con me ed in me.
- Sempre più astruso. E l’amarsi gli uni con gli altri? Non serve, a questo punto!
- Tra le infinite realtà in cui vorresti vivere, quale sceglieresti, quella in cui sei amato, o quella in cui ti odiano? E’ questa la tua libertà: determinare un po’ della tua proiezione.
- Non lo so, non mi convince, non mi convince. E’ troppo complicato. La gente a casa si stufa, cambia canale. Forse è meglio rinunciare all’intervista. Chiamo Trump: su il muro, giù le tasse, roba che la gente capisce. Mi deve scusare, davvero, mi dispiace, mi dispiace…

Il famoso anchorman si svegliò sudatissimo, ripetendo ad alta voce: “mi dispiace, mi dispiace”. La donna che aveva al suo fianco nel letto era già sveglia e gli sorrise. Il giornalista pensò che tra tutte le scelte che ella avrebbe potuto fare, tra tutte le frasi che avrebbe potuto pronunciare, lo stare zitta e sorridere era la migliore in assoluto. Doveva essere una donna assai vicino a Dio, anche se di professione faceva la prostituta, fu il ragionamento fulmineo che balenò nella sua mente

Torna alla prima pagina 1/2 Pagina seguente



Menu

Home Page
Iscriviti come autore
Scrivi il tuo testo
Forum
Cerca


Pubblicità

Su di noi

Strumenti

Help

© 2001-2018 - Layout, grafica e contenuti sono protetti da diritto d'autore
Vietata la riproduzione - PI:02102630205 Hosting www.dominiando.it