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Intervista a Luca "poetaxsempre" Artioli

Categoria Interviste
Inserita da Admin il 14/08/2007 11.28.03 | Fonte: King Lizard | Link:


INTERVISTA A LUCA ARTIOLI
“Fragili Apparenze”

a cura di
Lorenzo Mari


La poesia che esordisce non va mai in vacanza. Eliminando da questa frase ogni ambiguità, rimane un fatto molto positivo, che Luca Artioli, con la sua prima raccolta di poesie, Fragili Apparenze, ci conferma. 
È una sera di agosto abbastanza fresca (controcorrente, come poche cose oggigiorno), e Luca è uno splendido trentenne (anche se l’autore si dissocia dal generoso aggettivo). Al diavolo gli splendidi trentenni alla Muccino, che non c’entrano mai molto con la nostra realtà italiana, figuriamoci con il poeta che ho sotto gli occhi stasera… Un trentenne, per la verità, che è anche poco “cannibale”, come vorrebbero gli Ammanniti e i Nove di turno, le mode di turno, le case editrici di turno, le classifiche dei libri del momento: un trentenne, insomma, la cui scrittura, a dispetto dell’anagrafe, fortunatamente non è né “piaciona”, né “dannosa”… Ma sto divagando, lasciamo perdere: Fragili Apparenze sta sul tavolo di un locale all’aperto di Mantova, piove… e per l’etica della bellezza è meglio così, semplicemente…



“Etica della bellezza” è l’espressione che mi ritorna in bocca più spesso se tento di descrivere la tua raccolta di poesie. Una bellezza che è sempre presente, a partire dalla copertina, ma senza essere oggetto di un godimento personale, esclusivo, afasico, che torce le parole secondo il proprio volere. Il tuo libro, anzi, intende comunicare questa bellezza al lettore e farci un discorso sopra anche, che risulti complesso, mai fermo alle “fragili apparenze” del titolo, coinvolgente, quasi “elettrico” … o no?

Parlare di “etica della bellezza” (facendomi sentire, a dirla tutta, un po’ uno stilnovista vecchio stampo) non è sicuramente sbagliato. La bellezza è, da mondo a mondo, “donna” ed il fatto che questa raccolta abbia come proprio focus più soggetti femminili non fa che avvalorare la tua interpretazione. La scelta della copertina però sta facendo (e, credo, farà) discutere molti, senza che si riesca a comprenderne le motivazioni. Sono stato accusato di strumentalizzare il corpo femminile, mettendo in copertina un mezzobusto in lingerie solo per vendere più copie (come se si stesse parlando di un bestseller!). Questa critica facilona e gratuita non tiene conto però delle tematiche presenti nella raccolta. Si parla infatti di viaggi, di sapori mediterranei, ma soprattutto d’amore, d’intimità, di sensualità e lo si fa con lo sguardo caleidoscopico di chi non si ferma soltanto alle apparenze. L’occhio del poeta (perlomeno provo ad esserlo nel momento in cui scrivo) deve infatti per sua natura tentare di rendere “fragile” tutto ciò che ci appare scontato e consueto, deve vederci dentro significati e sfaccettature di mondi che altri non riuscirebbero a cogliere.
Io, per esempio, ho trovato tutto questo nell’amore verso una donna.



È un rifiuto della poesia troppo cerebrale, considerata alla stregua di uno sterile gioco intellettuale, a favore di una poesia del corpo, dei sensi, del sangue, dell’adesione totale all’ “essere umano”, all’ ”essere umani”? 

Sì, credo che si possa essere molto più incisivi e diretti utilizzando una poesia “fisica”. Ritengo che le parole stucchevoli e gli ermetismi autoreferenziali oggi si usino solo per darsi un certo “tono”. Quando di parla d’amore, di terra, di sangue e fatiche non si può ignorare il richiamo atavico alle sensazioni più semplici e necessarie.
L’uomo ha bisogno di viverle appieno e la poesia dovrebbe ogni tanto ricordarglielo.



Pur nello sforzo di comunicazione con il lettore, usi un linguaggio non solo semplice e quotidiano, ma anche ricco di “parole forti” – potenti sia dal punto di vista formale che da quello del contenuto – perché?

L’utilizzo di parole “forti” serve. Un po’ per rendere tangibile la poesia al lettore, un po’ per dare dignità ad un linguaggio (quello della poesia, appunto) che comunque non può soccombere nell’informalità del parlato quotidiano.


La raccolta è divisa in quattro sezioni, ognuna aperta da una citazione. Di questi rimandi, tre su quattro vanno a poeti latinoamericani, e il fatto non sembra casuale. Quali sono stati i punti di riferimento per la tua scrittura?

Credo che in questa raccolta si senta molto il percorso di letture intrapreso nell’ultimo periodo. L’influenza di autori ispanoamericani come Neruda, Garcia Lorca, Carrera Andrade, Juan Cuhna e molti altri, ha costituito senz’altro un notevole balsamo per la mia poesia.
Avevo bisogno di dare respiro ai miei versi, di rendere più ricco d’immagini il mio modo di fare poesia e “frequentando” assiduamente le loro pagine tutto mi è stato più facile.
Un ringraziamento particolare va soprattutto al prof. Maravelli, che ha insistito perché approfondissi questo filone di straordinari poeti del novecento, convinto delle loro potenzialità.


Nel tuo libro compaiono Sarah Vaughan, Thelonious Monk e altri riferimenti più o meno espliciti, tra i quali la forma libera, mai normata fino in fondo, della tua esposizione testuale e metrica, alla musica jazz – amata peraltro da molti poeti, di tutte le provenienze culturali, per fare un esempio dai poeti Beat. Come ha influito la musica sulla tua poesia? 

Béh, la musica Jazz è una delle mie “muse” preferite. Se ascoltata con le orecchie giuste, ha il dono misterioso di saperti trasportare in una dimensione tutta sua, una dimensione dove la creatività trova gli spazi necessari per esprimersi più liberamente. 
Il Jazz fa quindi bene alla penna, ma da qui a pensare di poter normare la poesia sulla base della sua metrica, il passo è davvero lungo. Anzi, ritengo (a costo di apparire blasfemo) che si tratti di un’operazione utopistica, nonostante grandissimi autori americani come Kerouac e Ginsberg ne abbiano fatto il loro “cavallo di battaglia” in passato.
A mio modo di vedere, la sola cosa che può accomunare la poesia (e la scrittura in generale) al Jazz è l’improvvisazione. A questo proposito, lo stesso Ginsberg diceva “ogni rielaborazione è una bugia”, predicando che qualsiasi scritto dovesse essere mantenuto secondo la sua prima stesura, secondo l’idea primigenia dalla quale aveva avuto origine.
Non è facile, lo so.
Io devo ancora abituarmi e, forse, non ci riuscirò mai.


La terza sezione, “Pamphlet”, espone idee ben precise sulla realtà, atti di denuncia spesso non gratuiti né politicizzati, ma in ogni caso organizzati con lucidità e cuore. Qual è il senso, oggi, di una poesia civile?

E’ una voce che si vuole unire alle altre, senza avere la pretesa di essere ritenuta più autorevole, perché forte di un proprio linguaggio caratterizzante.
C’erano (e ci sono tuttora) tematiche che sentivo particolarmente care ed ho voluto sfruttare il veicolo emozionale offertomi dalla poesia per trasmetterlo agli altri.
Una piaga come quella dei “bambini soldato”, ad esempio, ha il dovere di non essere più tollerata da nessuno.



Il libro si conclude con una brillante postfazione, “La poesia come forma e senso della realtà”, a cura del critico letterario Arnaldo Maravelli. Che rapporto hai avuto e hai con la critica letteraria, con i giornalisti e in senso con tutti i personaggi (…sono comunque pochi) che gravitano attorno al fenomeno editoriale della poesia?

Maravelli ormai conosce bene la mia poesia, in questi ultimi due anni ha potuto notare i suoi periodi di involuzione e di evoluzione. Spesso, in passato, i miei testi sono stati seccamente stroncati. Avevamo due concetti differenti di affrontare il verso: lui più compassato e prolisso, io più maniaco del ritmo e del suono poetico. 
“Fragili Apparenze” ci ha messo d’accordo entrambi.
Per quanto riguarda la critica, finora non mi posso lamentare.
Purtroppo, però, l’opinione di un giornalista o di un letterato oggi ha sempre più la capacità di distruggerti o portarti su un piatto d’argento. Rappresenta l’imbuto, il filtro, attraverso il quale viene sintetizzato il messaggio che arriverà alle orecchie dei lettori. Di fronte a questo non c’è scampo.
L’importante è che si venga definiti “bianchi” o “neri”, essere catalogati come “grigi” sarebbe una disfatta su tutto il fronte. Non so se ho reso l’idea…
Menzione particolare per Alberto Cappi (poeta ostigliese di “fama” nazionale) al quale va tutta la mia gratitudine per la recensione apparsa sulla Gazzetta di Mantova in luglio, così come voglio ricordare con affetto la disponibilità dell’associazione francese “La Pluie d’Oiseaux” ad accogliere nella loro mostra internazionale una delle mie poesie (notizie che potete leggere interamente alla sezione “News” e “Press” del mio sito internet ufficiale).



Come giudichi invece Mantova dal punto di vista culturale e letterario? È una piccola città in cui s’intrecciano fenomeni sotterranei ed eventi di grande risonanza, come il Festivaletteratura…

Mantova ha accettato una sfida che ha saputo vincere con merito. Ospitare un evento “ingombrante” al pari del Festivaletteratura e condurlo per mano verso un successo di pubblico, come è accaduto in questi anni, è sicuramente motivo di orgoglio per i mantovani: siamo ricettivi e la gente che giunge da altre città si diverte ad avvicinarsi alla letteratura in un contesto artistico di primissimo ordine, come solo Mantova sa dare con la sua storia ducale. Quanto al sistema organizzativo, alla politica forse un po’ troppo “elitaria” che non riesce a dare i giusti spazi ad autori esordienti, lasciandosi troppo spesso affascinare dai grandi nomi del business commerciale del libro, non intendo spendere troppe parole. Trovo più importante sottolineare, invece, che i movimenti sensibili alla narrativa ed alla poesia stanno crescendo, di libri se ne parla anche durante tutto il resto dell’anno e non solo in settembre.
Questo è un passo sicuramente importante.
Bologna è terra di musica, ha una grande tradizione di eccezionali cantautori. Speriamo che in futuro Mantova diventi centro nevralgico della letteratura italiana con i suoi giovani scrittori.


Apprendo dal tuo sito Internet ufficiale (www.lucaartioli.it) che questa raccolta di poesie non si fermerà solo nelle librerie, specialmente di Mantova, dove è ora possibile trovare il libro, ma è inserita in un progetto di circolazione più ampio e sicuramente più nuovo e curioso… Ce ne vuoi parlare?

Volentieri. “Fragili Apparenze” rientra in un progetto sperimentale di Bookcrossing (sezione attivata a breve), ovvero alcune copie del libro verranno appositamente abbandonate in luoghi pubblici (pub, facoltà universitarie, giardini, treni, corriere, ecc.) per dare l’occasione a chiunque di poterlo trovare, leggere e di poterlo riabbandonare in un posto differente. In questo modo, ogni libro godrà di una propria vita, costituita da una catena di lettori che, visitando il mio sito ufficiale, potranno partecipare attivamente all’esperimento culturale. Come? Semplicemente ciascun libro abbandonato sarà dotato di una User ID e di una Password; connettendosi alla sezione apposita, all’indirizzo internet www.lucaartioli.it e digitando i due codici, si avrà la possibilità di compilare una scheda “on line” per esprimere il proprio giudizio su “Fragili Apparenze”, specificando il luogo del ritrovamento e quello in cui lo si abbandonerà. Queste informazioni convoglieranno in una sorta di indice dei libri in circolazione, alimentando la cronistoria di ogni copia e rendendosi consultabile da chiunque.
Se tutti i bookcrosser accetteranno questo invito con serietà, i risultati non potranno che essere soddisfacenti. Anzi, lo chiedo fin d’ora a tutti gli autori di Alidicarta che leggeranno questa intervista: se vi capita in mano una delle copie di “Fragili Apparenze” fategli fare il giro d’Italia!!!



Per chiudere, una domanda di rito, ma molto interessante almeno in questo caso: progetti per il futuro?

Un romanzo. La prima stesura c’è già da tempo, ma occorrerà rivederla interamente. Ci sono diverse idee accattivanti che hanno bisogno di amalgamarsi alla traccia già scritta.
Cosa dirvi di più? Sarà una storia impegnativa ed impegnata, sarà un viaggio intenso nella mente di un giovane scrittore. Ma niente di autobiografico!
Se volete saperne di più, tenete costantemente d’occhio il mio sito… per il momento non posso proprio dirvi altro. So che capirete.






“Fragili Apparenze” sarà presentato ufficialmente venerdì 02 settembre 2005 alle ore 18.30, presso la Libreria Mondadori a Mantova (Via Verdi, ex Libreria Gulliver).





Il libro è in vendita in tutte le migliori librerie di Mantova. Se non lo vedete, chiedetelo!!!
Chiunque fosse interessato all’acquisto del libro ed al progetto di Bookcrossing, contatti l’autore al sito ufficiale www.lucaartioli.it


   a cura di
   Lorenzo Mari


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