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Intervista a Gabriele Falco

Categoria Interviste
Inserita da Admin il 14/08/2007 15.30.34 | Fonte: | Link:


GABRIELE FALCO - “COME UN KILLER SOTTO IL SOLE”

a cura di
Luca Artioli


Abbiamo incontrato per voi Gabriele Falco, una delle voci esordienti più interessanti nel panorama letterario del territorio mantovano.
L’occasione è stata quasi casuale, estemporanea, durante il Festivaletteratura 2004, in una delle tante pause passate con i piedi sotto il tavolo di un pub del centro: Gabriele aveva appena assistito ad una rappresentazione teatrale a Palazzo Ducale, io attendevo l’evento delle 14.30 con Michel Faber al Palazzo San Sebastiano (l’autore de “Il petalo cremisi e il bianco” N.d.R.)
Ci è capitato sottotiro, insomma, grazie ad una semplice telefonata.
Potevamo forse lasciati scappare l’opportunità di scambiare due chiacchiere con lui?
Lasciatecelo dire, magari a bassa voce, ma lasciatecelo dire quanto sia bello un po’ di sano campanilismo cittadino: quando ad emergere fra gli scaffali delle librerie spunta una volta tanto uno scrittore mantovano non possiamo che esserne contenti.
Gabriele è nato in realtà a Terracina (LT) nel 1973, ma da sempre vive a Mantova.
È perito informatico, amante del cinema e, ovviamente, della scrittura.
Nei primi mesi del 2004, l’editrice Edizioni Clandestine, particolarmente attenta ai giovani aspiranti, pubblica il suo primo romanzo intitolato “Come un killer sotto il sole”.
I risultati sono subito incoraggianti, la stampa locale ne elogia stile e capacità narrative.
La voglia allora di aprire la nostra intervista con alcune domande a bruciapelo sul libro sembra scontata, quanto doverosa.

1) Ciao Gabriele, partiamo subito in quarta. Parlaci brevemente della trama del tuo romanzo, sfatando innanzitutto la consuetudine della critica che si ostina a definirlo solo un “noir”.

Credo che il mio libro possa essere definito noir se lo si analizza dal punto di vista della struttura. C’è un piccolo mistero da dipanare che funge da motore per parlare delle “ombre” che si agitano nell’animo dei protagonisti, soprattutto della voce che racconta in prima persona la propria storia. Ma è soprattutto un romanzo di formazione. Un aspirante pittore si lascia convincere da uno strano personaggio a cercare una ragazza dipinta anni prima. Da lì inizierà un viaggio nel proprio passato, incontrando persone da tempo uscite dalla sua vita, ma ancora in grado di smuovere in lui emozioni e rancori. Il dipanarsi del mistero attorno alle vicende della ragazza del quadro metterà il protagonista davanti a scelte importanti, creando un parallelismo fra le proprie vicissitudini personali e quelle delle persone che lo circondano. 

2) Nelle prime pagine del romanzo, leggo testualmente, scrivi: “Per dieci anni ho lavorato in un’azienda e, a tempo perso, ho pensato alla mia vita. Un anno fa ho deciso di vaccinare la mia vecchiaia contro i rimpianti dedicandomi, fino alla fine dei miei risparmi, solo alla pittura.”
Gabriele Falco, parlando di se stesso, avrebbe invece terminato la frase con la parola scrittura?


Se prendiamo la frase alla lettera direi di no, visto che io lavoro ancora in un’azienda….ma senz’altro la volontà di scoprire se fossi in grado o meno di lavorare su un progetto a lunga scadenza come un romanzo è stato uno stimolo importante per la stesura del libro. Riuscire a pubblicarlo ha rappresentato poi un ulteriore piccolo passo in avanti. La mia vecchiaia non è ancora del tutto vaccinata contro i rimpianti, però sono contento di aver dimostrato a me stesso di voler veramente provare a fare lo scrittore. In questo senso è fondamentale considerare una pubblicazione come un punto di partenza e non certo di arrivo. In sostanza, non bisogna fermarsi. 

3) Le parole che danno il titolo al tuo libro “Come un killer sotto il sole” appaiono nel momento in cui il protagonista della storia decide di dare una svolta alla propria vita: torna a casa da sua madre per riprendersi tutti gli oggetti più cari dell’infanzia, sentendo forte la necessità di riappropriarsi in qualche modo del suo passato. E’ un gesto impulsivo, istintivo e plateale. Per questo un titolo simile?

Il titolo è un verso di una canzone che il protagonista ascolta da un vecchio disco mentre riflette sul suo passato, sulle vicende che hanno avuto protagonista la ragazza del quadro e si interroga sul suo futuro. La canzone è Thunder Road di Bruce Springsteen, una canzone che parla di libertà, di fuga e del desiderio di emergere. Già questo bastava per renderlo un titolo adatto al mio libro. Ma soprattutto mi piaceva l’immagine: cosa prova un killer sotto il sole? Io non ho mai ucciso nessuno, ma immagino una forte sensazione di fatica, sia per il gesto che si sta per compiere, reso ancora più pesante dall’attesa, che per il calore, per il sudore che cola dalla fronte. La stessa fatica che accompagna il protagonista per gran parte del romanzo. E, mentre ascolta quella canzone, prende le sue decisioni. E’ vero, si riappropria del suo passato. Ma solo per ucciderlo, per cercare il coraggio di annientare definitivamente quei fantasmi per tanto tempo tenuti nascosti e ora riemersi con prepotenza. In pratica, un killer di se stesso. 


4) L’inizio e la fine del libro sono legati da figure, simboli e persone che ritornano davanti agli occhi del lettore, come per creare una sorta di continuità, di anello temporale, in grado di far sembrare tutta la storia solo una lunga parentesi.

Più che una parentesi credo che sia una strada costellata di incroci e rotonde, dove si incontrano più persone con una propria storia che prendono a loro volte più strade con altri incroci e altre rotonde. A me piace molto l’idea che una storia sia come un organismo. Nasce, cresce e di riproduce. E’ innegabile che il mio libro sia la storia del pittore che racconta le sue vicende in prima persona. Però mi piacerebbe davvero se, qualcuno, leggendolo rimanesse incuriosito dalle storie parallele, appena accennate, delle altre persone che popolano il mondo creato all’interno di quelle pagine e sua volta immaginasse il seguito. Julia ha fatto davvero la scelta giusta? E questa strana amicizia fra la madre del protagonista e Margherita da dove nasce? Dove porterà? La vecchietta che aspetta figli e nipoti per Natale sarà felice? Cosa fa Susy nella vita? Come passa le sue giornate? E così via. 

5) Si nasconde un preciso simbolismo nella ricerca della donna raffigurata sul quadro?

La ragazza è semplicemente uno degli specchi del protagonista. Tutti i co-protagonisti della storia (esclusi naturalmente i personaggi minori di cui parlavo prima) a suo modo lo sono. Della madre condivide il carattere forte e quadrato, di Julia condivide l’emotività, il modo di percepire le emozioni e della ragazza del quadro condivide le ambizioni. Cercando quella ragazza il protagonista cerca anche una parte di se stesso. 

6) La prima volta che ci siamo incontrati mi hai spiegato che pubblicare un libro non è poi così difficoltoso, ma che piuttosto lo diventa la sua divulgazione. Per un’esordiente l’anonimato sugli scaffali delle librerie (e soltanto quelle che ti accettano N.d.R.) è un fenomeno diffusissimo in Italia. Occorre dinamismo e grande impegno per uscire dal mucchio e farsi notare dal lettore abituato ad acquistare solo autori doc. Qual è stato finora il tuo impatto con il pubblico?

Secondo me il primo passo è impegnarsi in prima persona in un lavoro di promozione sul proprio territorio, in modo da potersi far leggere al di fuori del contesto autoreferenziale delle proprie amicizie. Finora l’impatto è stato buono. Il libro è piaciuto anche a chi non mi conoscevano di persona e che, quindi, non avevano quella predisposizione positiva spesso avuta nei confronti degli amici. Credo che la vera difficoltà sia farsi notare al di fuori dei dintorni della propria città. Lì, l’aiuto della casa editrice diventa fondamentale. 

7) Hai frequentato in passato anche laboratori di scrittura creativa?

Si ed è stata un’esperienza molto positiva. L’equivoco che si crea spesso con questi laboratori è che essi si pongano l’obbiettivo di insegnare ai partecipanti “come scrivere un racconto”. In realtà sono soprattutto un’occasione di confronto per imparare a valutare con obiettività il proprio lavoro. Uno dei problemi maggiori per chi prova a cimentarsi nella scrittura è trovare qualcuno che sia disposto a leggerlo e ad analizzare con competenza e severità il suo lavoro, aiutandolo a individuare e a limare i propri difetti. Inoltre, spesso in questi laboratori si parla di regole e struttura, concetti forse discutibili, ma senz’altro da conoscere e tenere in debito conto quando si scrive narrativa, soprattutto se si vuole raggiungere la lunghezza di un romanzo.

8) Il protagonista del romanzo è un‘amante della storia del cinema. Passione che anche tu condividi, se non sbaglio…

Si. Il cinema è una delle mie tante passioni, forse la maggiore. A parte il discorso soggettivo delle emozioni che sa darmi la sala buia, trovo che fra tutte le forme espressive sia la più completa, quella in cui entrano in gioco più abilità. Non a caso un grande regista come Spielberg disse che sul set l’occhio destro è il suo, ma il sinistro è del direttore della fotografia…Anche nella lettura e, di conseguenza nella scrittura, mi piace trovare meccanismi cinematografici. Cambi di scena, emozioni descritte più coi gesti che con le parole, personaggi spiati nelle loro azioni. Credo che cinema e letteratura siano sempre più intrecciati e più passa il tempo e più il ruolo del cinema assume importanza. Ne è la prova il successo di romanzi come “Io non ho paura” o “Alta fedeltà”. 

9) Sei uno dei fondatori dell’Associazione AVAMATTA, impegnata a promuovere iniziative culturali nel territorio mantovano, grazie anche al sostegno di Provincia ed altri enti locali. Vorremmo saperne di più.

Avamatta è un associazione di volontariato composta da sei amici che cercano di promuovere sul territorio iniziative di carattere culturale e aggregativo. Essendo un soggetto senza alcun fine di lucro e senza un capitale sociale, per finanziare i propri progetti si rivolge agli enti locali. Nei nostri due anni di vita abbiamo organizzato laboratori creativi, un concorso letterario, delle serate di lettura e iniziative per bambini. Lo scopo che ci prefiggiamo è di mettere in contatto persone accomunate dagli stessi interessi e, contemporaneamente, stimolarne la creatività. 

10) Gli scrittori sono gelosissimi dei propri progetti, ma la domanda di rito provo a fartela comunque: cosa dobbiamo aspettarci per il futuro da Gabriele Falco?

Al momento sono impegnato in due progetti: una raccolta di racconti e un secondo romanzo. I racconti sono già in fase di revisione dopo la prima, imperfetta, stesura e hanno come filo conduttore avvenimenti storici degli ultimi decenni che abbiano avuto come protagonisti attivi una collettività di persone. Si parla delle alluvioni del Po, del terremoto in Irpinia, della strage dell’Heysel…..e alla fine c’e’ un mio personalissimo omaggio alla memoria di Fabrizio De Andrè. Per il romanzo, invece, occorreranno ancora alcuni mesi di lavoro. Rispetto a “Come un killer sotto il sole”, nelle intenzioni dovrebbe essere più vicino ai canoni classici del noir. 




Puoi acquistare il libro a questo link

 

Se volete sapere di più su Gabriele Falco o volete avere informazioni per acquistare il suo libro, visitate il sito www.edizioniclandestine.com

  

   

 

   a cura di
   Luca Artioli


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