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Incontriamo... Francesca Campogalliani

Categoria Autori
Inserita da Admin il 14/08/2007 15.35.05 | Fonte: | Link:

 

INCONTIRAMO...Francesca Campogalliani

 “Amor di teatro” 

Incontriamo Francesca Campogalliani, attrice e presidente della celebre compagnia filodrammatica Francesco Campogalliani, erede di una grande tradizione artistica famigliare e depositaria di un complesso di valori destinati a durare nel tempo

Le foto che accompagnano l'articolo sono tratte da "Il Ballo dei Ladri"

 

  1. Può raccontarmi la sua prima esperienza come attrice?

La mia prima esperienza come attrice risale al 1966 con Quel signore che venne a pranzo di George Kaufman. Avevo una piccola parte ma mi è sembrata una cosa bellissima e da quel momento ho sposato la causa del teatro di prosa amatoriale. Da sempre ho desiderato entrare nel mondo del teatro anche se mai come professionista, ma come dilettante. Sono nata in una famiglia in cui il teatro era di casa; infatti mio padre è stato il fondatore, nel 1946, della Campogalliani e mi sembrava una cosa naturale salire sul palcoscenico ed affrontare il pubblico. Fino alla Maturità i miei genitori non mi hanno consentito di fare quest’esperienza per non togliere tempo allo studio. Il permesso per cominciare a recitare è stato il regalo per la maturità. Il patto era che avrei dovuto frequentare contemporaneamente l’università e finirla in quattro anni senza saltare neanche un esame. E’ stato il più bel regalo che i miei potessero farmi: ho fatto tutto quello che mi è stato chiesto e, a partire da quella prima volta, ho recitato continuativamente fino ad oggi e spero di farlo per molto tempo ancora.

 

  1. Potrebbe spiegarmi che differenze ci sono in Italia tra il teatro professionistico ed il teatro degli amatori ( a livello di fondi, di validità artistica e di strutturazione delle compagnie )?

Restando sempre nel campo del teatro di prosa, c’è una differenza fondamentale: i professionisti vengono pagati e svolgono il loro lavoro, per quanto attiene il teatro, come mestiere; mentre noi abbiamo un lavoro che ci consente di vivere e poi una passione a cui diamo sfogo sul palcoscenico, senza trarne assolutamente alcun profitto finanziario a livello individuale. Per quanto riguarda la  Campogalliani, l’impegno non è di molto inferiore a quello dei professionisti e credo che i risultati si vedano. In Italia sono censite circa tremila compagnie di attori dilettanti ma il dato risale a qualche anno fa. Per quanto riguarda i fondi, la Campogalliani praticamente si autofinanzia in quanto i proventi della vendita dei biglietti servono per allestire i nuovi spettacoli. Quindi c’è un ciclo continuo che non tocca le singole persone. Anche se non in modo continuativo, abbiamo beneficiato poi, per alcuni anni, del sostegno finanziario di una banca: la fondazione Cariplo di Milano. Il suo generoso contributo ci è stato molto prezioso, direi quasi di importanza vitale, e speriamo di poterne beneficiare anche in futuro.

 

  1. Che genere di pubblico avete?

Il nostro è un pubblico fortunatamente vasto e fedele e, da qualche anno, si è anche rinnovato ed è ringiovanito. Credo che un nuovo impulso sia stato dato dalla stagione estiva che abbiamo organizzato negli ultimi anni, con cadenza biennale, nel giardino di Palazzo d’Arco. Molti giovani vengono a vedere i nostri spettacoli e questo è per noi motivo di grande soddisfazione. Inoltre, una parte fondamentale per il nostro successo sta nel fatto che il pubblico possa scegliere da un repertorio molto vasto. Frequentiamo infatti repertorio classico, moderno, contemporaneo, italiano, straniero e anche un repertorio, ormai cristallizzato, in vernacolo.

 

  1. Cristallizzato?

Cristallizzato nel senso che non è facile trovare dei testi nuovi che rispondano alle nostre esigenze. Per cui andiamo ripetendo gli stessi ma sempre con grande riuscita. C’è infatti un pubblico specifico che richiede e si ritrova in questo tipo di spettacolo, ma anche molti giovani che imparano a conoscere un linguaggio e della tradizioni che altrimenti andrebbero dimenticate. Le storie risultano comunque comprensibili e godibili anche per persone non mantovane in quanto c’è sempre, all’interno, qualche personaggio che parla in italiano, facilitando così la comprensione della vicenda.

Sulla scena ogni attore porta poi il suo contributo ricordando, per esempio, modi di dire e adattandoli alla situazione, oppure creando e inventando battute man mano che si prova. A volte lo spettacolo si rinnova addirittura di sera in sera. Questo è un po’ un gioco ed un grande piacere per noi. In tal senso si può dire che c’è un rinnovamento anche se, naturalmente, restiamo fedeli alla storia ed in larga parte anche al copione.

 

  1. Preferisce recitare in italiano o in dialetto?

Io preferisco recitare in italiano perché lo “possiedo” meglio, ma mi piace moltissimo anche il dialetto. Comunque non ho mai rifiutato di recitare in un ruolo per il quale fossi stata richiesta in quanto non ho ambizioni particolari. Semplicemente mi piace il recitare in sé e mi affascina il ruolo di attrice. Ogni parte può darci qualcosa e noi possiamo dare qualcosa a lei. Un insegnamento, venuto da mio padre e che ho sempre considerato prezioso, è che si può trovare il piacere in ogni ruolo. Ogni ruolo dà la possibilità di sperimentare qualcosa di nuovo e di vestire nuovi panni. Per mia regola quindi, faccio quello che so fare prima di tutto, e quello che i registi mi chiedono. Per esempio ho fatto anche la comparsa e mi sono divertita moltissimo. E’ più frequente che io reciti in italiano e ci sono attori che parlano molto meglio di me il dialetto, ma anche quando ho recitato in dialetto mi sono sempre divertita.

 

  1. L’accademia, il vostro lavoro vanno al di là del fare teatro in sé; infatti la “Campogalliani” è diventata uno dei simboli di Mantova. Secondo lei cosa la Campogalliani ha dato alla nostra città ?

Dalla sua nascita, nel 1946, con il suo lavoro, la Campogalliani ha dato il senso della continuità e dell’impegno. Ha mostrato cosa si può fare con la passione, la serietà, l’applicazione e ha dato una diffusione al teatro. Nel nostro teatrino di Palazzo d’Arco si svolge una stagione regolare ( da Ottobre a Maggio ) con di solito quattro titoli che vengono replicati ognuno una ventina di volte, offrendo così la possibilità a molte persone di conoscere il teatro di prosa e di frequentarlo nei suoi generi più diversi. Quest’anno per esempio abbiamo messo in scena: Il ballo dei ladri di Anouilh, una commedia brillante che è diventata commedia musicale; Lùnasa – Danza d’Agosto, di Brian Friel, il maggior drammaturgo vivente irlandese, facendo conoscere il teatro drammatico; L’annuncio di Maria, di Paul Claudel, di genere sacro e, da ultimo il Naif di Manfredo Generali, in vernacolo. La varietà degli spettacoli allestiti offre al pubblico la possibilità di scegliere veramente, e questo è uno dei meriti della nostra compagnia.

I suoi volontari hanno avuto molto: la possibilità di fare onorevolmente ciò che a loro più piace, e cioè salire sul palcoscenico. Mentre la Campogalliani  è diventata, con la sua presenza costante, un pezzettino della storia culturale mantovana: essa continua infatti la grandissima tradizione mantovana del teatro per dilettanti partita dai Gonzaga.

 

  1. Come si entra nell’accademia? C’è un certo ricambio?

Per entrare nella compagnia non c’è niente di particolare da fare: si fa un piccolo provino e, se c’è il talento e il desiderio di impegnarsi, si viene accettati. Il talento è fondamentale ma non è la sola cosa che serve: dato che di giorno siamo impegnati nei “veri” lavori, la nostra attività si svolge alla sera dopo cena, e si recita soprattutto il Sabato e la Domenica; ci sono poi dalle dieci alle venti trasferte all’anno per rassegne, festival, concorsi ecc. E’ necessario quindi essere disponibili ad un impegno continuativo che occupa molto tempo.

 

  1. Che ruolo hanno tradizione e innovazione nel vostro lavoro? Come riuscite a conciliarli?

Ci sono testi che richiedono un’aderenza alla tradizione. Noi non abbiamo mai stravolto testi o scenografie. Alcuni spettacoli consentono innovazioni ma comunque i nostri allestimenti sono sempre di tipo classico: non abbiamo mai fatto avanguardia e non facciamo sperimentazione. Le innovazioni sono parziali: uno spettacolo classico con scenografie accennate, non tradizionali, oppure un’interpretazione a cui il regista da’ un taglio particolare. Ad esempio, come dicevo prima, al Ballo dei ladri  sono stati aggiunti movimenti coreografici e parti musicali. Questo è stato un adattamento che il testo originale prevedeva solo in parte. I nostri  registi, fortunatamente, sono rispettosi dei testi. Abbiamo fatto anche teatro moderno e contemporaneo ma mai “stravolgendo”; è stata finora una nostra regola, un nostro gusto e anche una forma di rispetto.

 

  1. L’accademia è dedicata a Francesco Campogalliani. Vorrei chiederle se ci sono delle opere di suo nonno che le sono  particolarmente care.

L’accademia Campogalliani è stata dedicata da mio papà a mio nonno: Francesco Campogalliani. E’ stato un famosissimo burattinaio, chiamato “il principe dei burattinai”. Oggi i suoi burattini sono al museo alla Scala di Milano e del materiale si trova anche al museo di San Benedetto Po. C’è inoltre un fondo dedicato a mio nonno e mio papà presso la biblioteca comunale di Mantova. Non ho avuto la possibilità di conoscere personalmente mio nonno in quanto è morto nel ‘31, ma mio padre mi raccontava che era un magnifico attore di prosa, come poi è stato mio papà. Egli aveva infatti diretto una precedente accademia filodrammatica mantovana, l’Ermete Novelli, degli anni ‘20. Nel 1931 mio nonno ha scritto il primo testo in dialetto mantovano: Chi da nualtar la taca miga – comedia nostrana sensa mignognole, ed io sono particolarmente legata a quel testo, nel quale non ho mai recitato,ma ho fatto solo il suggeritore. Mio nonno non era mantovano, era nato a Ostellato, nel ferrarese, ma parlava benissimo molti dialetti tra cui il mantovano. Negli ultimi anni della sua vita si era stabilito con la sua famiglia a Mantova e ha regalato alla città la sua prima commedia in vernacolo, iniziando così la giovane storia del teatro dialettale mantovano. Sono legata a quel testo che conosco, che mi piace, mi diverte e mi fa riflettere in quanto ricco di spunti. Una commedia che la Campogalliani  rappresenta benissimo.

Come poesie, mio papà amava moltissimo quella che da’ il titolo alla raccolta curata dal  Rotary Club e ripubblicata dall’editrice Tre lune: Ben tornade rondanine. Trovo che sia particolarmente dolce e poetica.

 

  1. Mi ha colpito molto il fatto che nella loro semplicità queste poesie dialettali trovino una via privilegiata nel suscitare sentimenti ed emozioni…

Mio nonno era un uomo particolarmente arguto e intelligente. Si era fatto una cultura da autodidatta ma era molto colto. Era un uomo che non girava tanto intorno agli argomenti, andava dritto alla scopo. Non ha lasciato nessun copione per burattini perché recitava a braccio, ma soltanto qualche scena. Da quelle scene emerge una sinteticità esemplare. Queste poesie sono senza fronzoli e credo che colpiscano anche per quello.

Intervista di Silvia Santangelo

  Francesco Campogalliani “Il principe dei burattinai”

 


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