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KAHLIL GIBRAN - UN MAESTRO PER L’ANIMA

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Inserita da Admin il 14/08/2007 15.42.24 | Fonte: | Link:

KAHLIL GIBRAN
-UN MAESTRO PER L’ANIMA-
di
Luca Artioli

“L’uomo veramente grande è quello che non vuole dominare nessuno e da nessuno vuole essere dominato…”

L’autoproclamazione di uno spirito libero, l’introspettiva ricerca di sé in una profonda commistione di tradizioni antitetiche geograficamente e culturalmente (quella americana e quella libanese) e l’utilizzo sapiente di un dono come la poesia per parlare al Mondo, perseguendo il sogno di farla assurgere al ruolo di strumento pacificatore dei popoli, trovano il perfetto punto di convergenza in uno dei più grandi poeti del secolo scorso: Kahlil Gibran.

Quella del “profeta” di Bisharri (città natale dell’autore, a nord del Libano) appare fin dagli esordi letterari come una sorta di missione, una pura necessità di ostentare il Verbo religioso che la dottrina cristiana maronita seppe destare nel suo animo con acuto vigore. Centinaia, forse migliaia, sono infatti le pagine da cui Gibran fa trasudare il suo stile composito, uno stile costantemente pervaso dal dicotomico approccio ad un linguaggio ora crudo e concreto, ora caratterizzato da profondi slanci mistici e visionari. Lontano dagli atteggiamenti iconoclastici del Surrealismo, che coglievano nella ribellione e nell’anarchia di pensiero il fulcro della loro potenza trascinante, il poeta libanese riesce a consegnarci paradossalmente qualcosa di altrettanto rivoluzionario: una nuova chiave di lettura della poesia, non concependola più come una mera esibizione stilistica delle proprie intime emozioni, bensì come un messaggio, un impegno globale verso la collettività, un veicolo armonioso della pace interiore.

“Se desideri vedere le valli, sali sulla cima della montagna; se vuoi vedere la cima della montagna, sollevati sopra la nuvola; ma se cerchi di capire la nuvola, chiudi gli occhi e pensa…”

Celate fra le righe dei suoi testi, scopriamo dunque una luce capace di darci un piacere diverso dalle altre opere, un piacere appagante ed allo stesso tempo rigenerante. La parola di Gibran conforta, alimenta di saggezza l’anima, coglie con sensibile empatia i sussulti del cuore dell’essere umano.

E in “The prophet” (Il Profeta) tutto questo viene esaltato da uno stile linguistico impeccabile, capace di attrarre a sé le attenzioni di un intero Paese, generando un fenomeno letterario senza precedenti. Alla fine degli anni ’50, infatti, l’opera era già stata venduta negli Stati Uniti in un milione di copie, consegnando a Gibran una gloria ed una fama destinata a rifulgere per decenni. Ma se le opere che seguirono la scia di questo successo straordinario consolidarono il suo “ruolo” di mentore spirituale, avvolgendolo in un “guscio” prossemico al limite della trascendenza e rendendolo un artista più da idolatrare che da leggere, vi è sicuramente un testo in grado di rivelarci tutto il lato umano di Kahlil. “The broken wings” (Le ali spezzate) rappresenta infatti l’unica opera romanzata in cui lo scrittore concede al proprio lettore di approssimarsi alla sua complessa sfera sentimentale, tendendogli velatamente una mano per lasciarsi sfiorare il cuore, nel tentativo di palesare la stessa fragilità emotiva insita in ogni uomo, di fronte al tormento amoroso per una donna amata, ma non posseduta. Così, si lacera il petto, si mortifica, biasimando l’ostentazione di una debolezza chiamata “amore”, fino a ritrovare nella sua infinita saggezza il segreto per vincere il dolore della passione: l’unione spirituale, quell’unione che misconosce i confini della carne e del tempo, che genera l’eternità degli affetti in un indissolubile patto d’anime.

“Il primo sguardo degli occhi amati è come lo spirito che aleggiò sulla superficie delle acque, dando origine a Cielo e Terra, quando la voce del Signore parlò, dicendo: -Sia-“

Ed il momento topico di “Le ali spezzate” sembra suggerirci anche la semplicità del fascino di Gibran: un’esistenza vissuta in lunghissimo abbandono fra le braccia di Dio, nell’atavica ricerca di un’identità che potesse rendere se stesso e la gente intorno a lui, persone migliori.

NOTE BIOGRAFICHE E BIBLIOGRAFICHE

Kahlil Gibran nasce a Bisherri (Libano) nel 1883, da famiglia maronita.

Seguendo un massiccio flusso migratorio, nel 1895 si trasferisce con la famiglia a Boston (tranne il padre alcolizzato che decide di rimanere in patria).

Dal 1898 al 1901 torna in Libano per studiare lingua e letteratura araba al Madrasat al Hikmar, scuola gestita dal clero maronita. A questi anni risale il suo contatto più profondo e duraturo con le Sacre Scritture.

Nel 1902 torna negli Stati Uniti ed in pochi mesi vede morire la madre e due fratelli, uccisi dalla tubercolosi.

Nel 1904 incontra Mary Haskell, preside di una scuola femminile, che diverrà la sua mecenate, ma anche la sua collaboratrice. Fra i due si instaura un’amicizia affettuosa che durerà moltissimo.

Nel 1908 la Haskell finanzia un viaggio di Gibran a Parigi, dove lo scrittore vi rimarrà due anni per studiare Rousseau, Nietzsche e Blake.

Nel 1910 torna a Boston e l’anno successivo si trasferisce a New York per dar vita ad una scuola di arti figurative.

Tra il 1918 ed il 1923, Gibran inizia a pubblicare presso l’editore Knopf i suoi primi libri in inglese, ottenendo un successo travolgente.

Debilitato nel fisico, il poeta trascorre gli ultimi anni della sua vita appartato con l’unica sorella rimastagli, Mariana.

Il 10 aprile 1931, Kahlil Gibran muore al St. Vincent’s Hospital di New York di cirrosi epatica e di tubercolosi incipiente ad uno dei polmoni.

La Bibliografia dell’autore è vastissima, come numerose sono le opere uscite postume grazie all’amico e confidente Mikhail Naimy.

IL FOLLE

IL PRECURSORE

IL PROFETA

SABBIA E SCHIUMA

GESU’ FIGLIO DELL’UOMO

GLI DEI DELLA TERRA

IL VAGABONDO

IL GIARDINO DEL PROFETA

POESIE IN PROSA

UNA LACRIMA ED UN SORRISO

SEGRETI DEL CUORE

SPIRITI RIBELLI

LE ALI SPEZZATE

IL DIVERBIO

MASSIME SPIRITUALI

UN AUTORITRATTO

LA VOCE DEL MAESTRO

PENSIERI E MEDITAZIONI

SPECCHI DELL’ANIMA

 


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