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LORENZO MARI - LIBERE SEQUELE

Categoria Interviste
Inserita da Admin il 14/08/2007 15.44.58 | Fonte: | Link:


LORENZO MARI - “LIBERE SEQUELE”

a cura di
Luca Artioli


Nel mese in cui il sito Alidicarta compie quattro anni, abbiamo pensato di puntare la nostra attenzione su uno degli autori “storici” del gruppo: Lorenzo Mari, alias “King Lizard”. 
Lo scenario della nostra intervista si presta a seguire, come di consueto, le migliori tradizioni per questi appuntamenti: pub rustico, caldo ed accogliente, accompagnato dall’immancabile birretta (puntualmente servita sul tavolino azzoppato).
È un venerdì sera, il locale si riempie ben presto di voci e facce più o meno conosciute. Proprio di fianco al nostro tavolo, si siedono quattro ragazze inglesi che non ci aiutano di certo a tenere alta la concentrazione.
Tentenniamo a far decollare questa intervista, dobbiamo ammetterlo, ma dopo esserci bagnati la gola con una Tennent’s rossa, la parola inizia a sciogliersi.
Lorenzo inizia a raccontarsi.
È nato a Mantova nel 1984, studente universitario iscritto alla facoltà di Lingue e Letterature Straniere in quel di Bologna.
Nel 2003 ha vinto il concorso letterario “Marina Incerti” (Sezione Poesia) e nel 2004 ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, intitolata “Libere Sequele” (Ed. Gazebo, Firenze).
Cominciamo quindi il nostro incontro con Mari togliendoci subito una curiosità.

1) Ciao Lorenzo, leggere il tuo libro si è rivelata una piacevole sorpresa. A dispetto dei tuoi ventuno anni, infatti, mostri grande padronanza di linguaggio ed una maturità artistica dal valore assoluto. Per te, l’età anagrafica non sembra essere un punto di svantaggio, al pari invece di molti scrittori esordienti.

Avrei molto da obiettare su quell’ ”assoluto”… Ad ogni modo, la regola nota come ‘discriminante di De André’ (chi scrive poesia dopo i diciotto anni o è un genio o è un cretino) si suppone verificata sempre dopo aver ascoltato una voce poetica, mai prima. E in questo senso vale anche per gli ottuagenari, con tutto il rispetto. Inoltre l’autore è morto da molto tempo, ormai: se oggi si ritiene che sia il caso di riesumarlo, sarà meglio comunque non partire dai dati anagrafici!, ma da qualcosa di più serio e meno invasivo rispetto alla vita altrui. Ricordo al proposito pagine notevoli de “Il mondo non è uno spettacolo” di Cesare Viviani, libro che sempre consiglio ai miei interlocutori, perché lascia riflessioni letterarie intinte nella sapienza anziché nel pinzimonio, molto acute.

2) Alcuni mesi fa, in una recensione apparsa su una rivista letteraria, la tua poesia è stata definita dalla critica “ribelle e maledetta”, connotazione data spesso alla poesia giovanile in generale. Trovi sia una facile etichetta?

Sì, è davvero usata in continuazione. Credo sia il frutto di un circolo vizioso: è stata prodotta molta scrittura paraletteraria di questo tipo, la quale ha creato un forte pregiudizio (e una sorta di disgusto, quasi che anche Rimbaud fosse ‘giudicabile’ sullo stesso piano di Jim Morrison…) nei lettori, critici e non, poi codificato da numerosi disdicevoli esempi per i saecula saeculorum. 
Nel mio caso, però, si trattava di un’espressione che non aveva connotati negativi o di preconcetto, perché era supportata, anzi, da un’intelligente e preziosa analisi. Il recensore metteva in luce quest’aspetto nella mia raccolta, come anche il suo opposto speculare, la ricerca di un tono più dimesso – che voleva essere al tempo stesso più corposo, perché comunque essere veramente ribelli e maledetti, oggi, appiattisce qualsiasi discorso poetico, specie se anagraficamente giovane – e l’espressione di una visione del mondo più aderente alle cose, tanto agli oggetti quanto ai correlativi relativi dell’esperienza. Penetrava il senso di una certa parte della mia ricerca e posso dire, diffidando di ogni ermetismo o semplice giustificazione che imponga al poeta di dire “ah, non è così, non può capire quello che sto dicendo!”, che gliene sono grato.


3) Nei tuoi versi, ami ricorrere a volte al linguaggio cinico e sarcastico, dando l’impressione di profonda autocoscienza del mondo che ti circonda.

Ecco, ribellismo, maledettismo e cinismo sono tre contenitori molto differenti! Mi riconosco parzialmente in tutti e tre, nella speranza che il libro risulti altrettanto, se non ancor più, composito. Attestarsi su un’unica tonalità, soprattutto per chi esordisce, corrisponde alla mono-tonalità, cioè alla monotonia. Quanto alla partecipazione al mondo che mi circonda, è cosa da parte mia normale, banale, borghese, senza troppi slanci idealistici – è vero – ma senza neanche abbandonarsi alla mancanza di ideali proposta dal peggior ribellismo. Insomma, non credo nel poeta che sta nella torre d’avorio. Vi si può isolare soltanto chi ha le ossa abbastanza forti per farlo. 
Io soffro di comune, stupidissima osteoporosi nella mia quotidiana osmosi con il mondo.


4) La poesia di Lorenzo Mari porta dentro di sé una propria funzione?

Non credo. Chi s’attacca troppo a sé (“scrivo per me”) o troppo al mondo (“scrivo per dire queste cose”) fa una brutta fine, come anche da precedente ragionamento.

5) In “Libere Sequele”, la tematica amorosa viene affrontata raramente. Qua e là, si incontrano spunti interessanti, ma dai spesso l’impressione che sia una scelta volontaria quella di lasciare l’amore ai margini della tua poesia. Perché?

No, l’amore non sta ai margini di nulla, benché sulla marginalità debba poi vivere, in barba a chi lo crede riposto e contingentato esclusivamente nel cuore, o un po’ più sotto. Soltanto, non è una raccolta di poesie d’amore, Libere Sequele. Come ho accennato precedentemente, sono alla ricerca di un tono dimesso, umile, che giri intorno alle cose anziché dirle direttamente. Con questo, non mi voglio nascondere, mi voglio anzi esporre totalmente, come facevano – prendila con beneficio d’inventario – i Crepuscolari italiani prima di essere spazzati via dalle culture letterarie dominanti di inizio secolo. D’amore parlavano sempre, senza parlarne realmente mai.

6) Alcune poesie vengono introdotte da citazioni di scrittori e musicisti che hanno segnato un’epoca. Immagino che la loro scelta si ricolleghi in qualche modo alla tua formazione culturale.

È una formazione culturale che si presenta volutamente come asimmetrica, che ripesca nel passato come nel presente, nell’ortodossia come nell’eterodossia. Si ritrovano accoppiati Mario Luzi e Pier Vittorio Tondelli, tanto per capirci: due scrittori che ho amato molto, anche se di due amori radicalmente differenti, e che tenevo ad ogni costo a ricordare. Se con le citazioni non si può fare un’operazione nostalgia, ma di quelle vere, con l’anima dentro, a che scopo ricordare, riportare alla luce, ri-esumare o ri-partorire?
Vi è anche molta musica leggera. Intimamente, lo pseudoconcetto metrico di “libera sequela” vuol essere sovrapponibile alla forma sacra della musica jazz… ma, capisco, non ci riesce.

7) Sei pubblicato dalla Gazebo di Firenze, casa editrice che da anni cura un interessante collana 
di poesia moderna. Prima di arrivare alla stampa definitiva, la raccolta sarà stata sicuramente oggetto di un attento lavoro di editing. Ce ne vuoi parlare, svelandoci magari qualche retroscena?


Gazebo è un esperimento di collana poetica molto consolidato e pur tuttavia molto vitale, non lo dico per piaggeria o pubblicità, bensì per intima riconoscenza alle poetesse Bettarini e Maleti che lo curano, con maestria. Nel loro progetto editoriale mettono in rilievo (come si può vedere sul loro sito internet) e chiedono di accettare la pratica dell’editing condiviso, che non è la solita serie di accordi su copertina, veste grafica, impostazione del lavoro, ma è attento lavoro sui testi, che però non li snatura né in alcun modo li modifica, poiché sempre fatto in presentia auctoris. 
Nella storia abbastanza lunga, ma sempre piacevole, di questo editing s’é cambiato titolo al libro, s’é intervenuti sull’immagine di copertina e s’è rivista la successione dei testi, con una piccola selezione in corsa. 
Straordinaria amministrazione.


8) Scrivere un libro porta inevitabilmente a collaborare anche con altre persone: critici, giornalisti, ecc. Qual è stata finora la tua esperienza a riguardo?

Molto buona, devo dire. Ho conosciuto persone meravigliose, non posso esimermi dal fare sempre una lunga serie di ringraziamenti, quando me se ne chiede conto. Ho però l’impressione che non sia un mondo di rose e fiori, non saprei dirti perché... Diciamo che come in tutte le categorie ci sono le persone eccezionali e quelle meno, chi fa il suo lavoro onestamente, sinceramente, con passione e chi no… 

9) Per chiudere, una domanda a bruciapelo. Può chi scrive “auto-citarsi”?

Non lo so. Le due pratiche più diffuse tra i poeti sono l’onanismo e la falsa modestia – è cosa risaputa, anche se a spargere la voce sono stati dei filistei. Penso di poterti lasciare, almeno, la quarta di copertina di “Libere Sequele”, che forse avrete qualche difficoltà a recuperare fisicamente, in qualità di biglietto da visita.


anteo non nacque incassatore:
aveva anzi grinta da vendere
e anche buon gancio all’inizio,

poi conobbe com’è duro
e normale il pavimento del ring,
quando si tocca di naso



N.b.: Per acquistare il libro di Lorenzo basta rivolgersi alle migliori librerie di Mantova (lo troverete di sicuro alla “Di Pellegrini” e, per chi abitasse a Curtatone o dintorni, al “Centro Scuola” di Levata).

   a cura di
   Luca Artioli


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