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Recanati - Una vistia al Poeta

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Inserita da Admin il 14/08/2007 15.48.28 | Fonte: | Link:

 

UNA VISITA AL POETA

E’ semplicemente un’intima emozione affacciarsi sulla celebre piazzetta dominata dal sobrio ma elegante Palazzo Leopardi, nel cuore di Recanati.

Poi, dopo il primo colpo d’occhio e la percezione di quella palpabile diversità tra immagine e realtà, sostare ( si, abbiamo parcheggiato l’auto al centro della piazzetta, proprio davanti alla dimora del Poeta ), scendere ed ascoltare la voce del tempo che trasporta indietro…assaporare l’immagine di come poteva apparire quell’angolo del borgo a Giacomo Leopardi, solo un paio di secoli fa.
Ed immaginare rumori e profumi.
La prima sensazione che si avverte è di riuscire, con un solo sguardo, ad abbracciare tutto il “Piccolo Mondo” di Giacomo.

La “piazzuola”, come viene qui definita, è veramente degna del vezzeggiativo. Piccola ma piacevole, poco appariscente ma affascinante nella sua normalità. Doverosamente è dedicata al “Sabato del villaggio”.
Accedendovi dalla via principale ( Via, manco a dirlo, Giacomo Leopardi ), sulla destra troviamo il Palazzo Leopardi, dimora del poeta e tuttora abitato dai discendenti della sua Famiglia.
La visita all’abitazione, ahinoi, non è consentita mentre è permessa ( e largamente incentivata ovunque ) quella alla famosa Biblioteca di famiglia che occupa diverse sale del primo piano dello stabile.

Avviata dal padre di Giacomo, il Conte Monaldo, cultore dell’importanza della conoscenza e dell’apprendimento, la raccolta di volumi di tutte le epoche ( dal ‘600 in poi ) consta ora di circa 20.000 testi per i quali, lo stesso Conte Monaldo aveva già previsto e predisposto un’organizzazione per argomenti e la relativa prima catalogazione manoscritta.
La Biblioteca conserva un fascino irresistibile ed è, crediamo, difficile impedire agli occhi della mente di figurarsi Giacomo Leopardi seduto al proprio tavolino e nutrirsi con passione ed impegno di libri di ogni genere, proprio li, nella sua sala preferita ( quella dedicata alle discipline umanistiche ) magari protetto appena da una coperta per ripararsi un po’ dal freddo pungente nelle corte giornate invernali.
E sicuramente deve averne passate tante di giornate in queste sale dato che, si dice, durante i famosi sette anni di studio “matto e disperatissimo” i volumi da lui consultati furono circa dodicimila.
E questo dato ci da un’idea della cultura che poteva vantare Giacomo e di quanto potesse contrastare con la stragrande maggioranza dei suoi concittadini contemporanei.
Ma la sala delle materie umanistiche non era la sua preferita solo per l’evidente inclinazione naturale: qua, il Poeta, amava accostare il tavolino alla finestra ( che è poi quella che sovrasta l’ingresso centrale dell’edificio ) per poter osservare la vita nella piazzetta e, soprattutto, ammirare “Silvia” che lavorava al telaio nell’edificio proprio di fronte.
L’omaggio spontaneo di una rispettosa carezza al tavolino, ancora esistente, teatro delle “sudate carte” di Giacomo, conclude idealmente l’interessante e coinvolgente visita.

Con lo stesso biglietto si ha diritto di poter visionare ( portone accanto ) anche il museo leopardiano che raccoglie molte reliquie appartenute al Poeta ed ai famigliari oltre a numerose testimonianze ed ad alcuni manoscritti giovanili.
La mostra è organizzata lungo un percorso idealmente cronologico iniziando dal matrimonio dei futuri genitori di Giacomo ( il Conte Monaldo Leopardi e Adelaide Antici ) ed affrontando via via le tappe principali della vita del Poeta sino alla sua morte.
Ampie descrizioni unitamente ad alcuni brani particolarmente significativi tratti dalla sue opere aiutano il visitatore a ricostruire il percorso della vita e l’evoluzione del pensiero di Giacomo Leopardi.

Poi, il momento più atteso. Usciti dal Palazzo Leopardi ci avviamo sulla destra, costeggiando la restante porzione dello stabile, lungo la breve via che porta al celebre “colle dell’infinito” dove Giacomo compose quello che si può probabilmente definire il suo capolavoro: l’idillo de “L’Infinito”.
Percorsi pochi metri, giusto il tempo di inorridire dinnanzi all’edificio in puro stile fascista attiguo al Palazzo Leopardi ospitante il “Centro Studi Leopardiani”, ed entriamo nel piccolo “Parco Letterario” che ospita un opera commemorativa del Poeta realizzata con alcune parti dei marmi della Tomba di Giacomo Leopardi esistente a Napoli.
Pochi passi più avanti inizia il belvedere, malcelato da siepi e vegetazione varia, che conduce al punto principale, quello conosciuto “ufficialmente” come il posto dove amava “naufragare dolcemente” Giacomo.
Qui, una colossale iscrizione ricorda al passante, a caratteri cubitali il primo verso de “l’Infinito”.

Ammiriamo la vista che il panorama dona ai nostri occhi e ci rendiamo conto che quelli di Leopardi vedevano ben altro.

Qualche fotografia d’obbligo e la sensazione serpeggiante nel cuore che il “santuario” sia stato irrimediabilmente profanato.
Rientriamo nella piazzetta distante, a conti fatti, si e no duecento metri e la osserviamo un attimo, con maggiore attenzione.
Sostiamo ad ascoltare le voci ed i rumori, cercando di coglierne la globalità. Ci accorgiamo, con piacere, che tutto sommato, è pervasa da un senso generale di tranquillità e quiete.

Ci sono, per la verità, diversi ma composti turisti, qualche recanatese di passaggio, poche auto in sosta od in furtivo passaggio.
Siamo ben lieti di annotare che non c’e’ nell’atmosfera quella frenesia, quel senso di eterna condanna alla fretta, alla velocità che invece ci accompagna nella nostra solita vita.
Almeno, oggi, in questo periodo dell’anno. E’ un anonimo Mercoledì di metà settembre, coccolato dall’ultimo sole estivo. Clima ideale, per gustare a fondo il piacere di viaggiare.

Per saggiare l’eventuale differenza siamo ritornati negli stessi posti due giorni dopo, Venerdì sera. Come era facile intuire, già l’ingresso nella piazzetta ci conferma che questo è il momento migliore per goderla in tutta la sua carica coinvolgente e romantica. Le tenebre appena mitigate dai lampioni, aiutano ad attenuare la percezione dei confini, del razionale.
Non è più il Palazzo, la casa di Silvia o la chiesetta a catturare l’occhio nella loro definizione.
Magicamente, è tutto il contesto, ora senza turisti e senz’auto, scevro di rumori che possano disturbare la mente che si bea di questa sensazione di intimità, di maggiore personale partecipazione, di coinvolgimento.

Si ha, anche solo per qualche attimo, la parvenza di essere protagonisti di uno spicchio di storia.

Peccato poi che, nel suo vagare, l’occhio s’imbatta inesorabilmente anche nell’insegna “GiacomoGiacomo” del negozio “ufficiale” di souvenir e gadget del Poeta, che s’affaccia anch’esso impunemente sulla piazzetta e che ci riporta, nostro malgrado, alla realtà.
Ed ecco allora che appaiono nitidi anche i cartelli ( Scritta bianca su sfondo blu ! ) che indicano “CASA LEOPARDI”, “MOSTRA  /  BIBLIOTECA”, e “CANTINE” e che affollano la bella ed, un tempo, austera facciata del palazzo Leopardi.
Certo, c’erano anche due giorni prima, ma di notte insultano maggiormente.

Come era scontato preventivare, nemmeno Giacomo poteva scansare l’intensivo sfruttamento turistico della propria immagine e del proprio nome.
D’altronde, a poco più di due secoli dalla nascita del Poeta, Recanati è ormai interamente devota al proprio illustre figlio come mai, probabilmente nemmeno lui stesso, avrebbe potuto supporre.
Gli scherni per il suo aspetto fisico e per l’enorme cultura che accompagnava spesso con un atteggiamento schivo e di chiusura sono solo un ricordo che vive nei versi immortali delle sue opere.

Oggi Recanati si autodefinisce “Città della Poesia” come affermano a chiare lettere  i cartelli agli accessi del centro abitato, ha dedicato a Giacomo la piazza principale ed una via centrale oltre ad un monumento nella piazza a lui intitolata, numerose targhe commemorative ed ha arricchito i luoghi richiamati dal Poeta nelle sue opere con i passaggi descrittivi incisi su lastre di marmo.
E’ palpabilmente indiscutibile l’importanza che il “culto” del grande poeta riveste per questa  cittadina marchigiana, nata dalla fusione progressiva di tre originali borghi, che già di per se stessa si presenta al visitatore piacevole, tranquilla ed impreziosita da un’invidiabile posizione panoramica ( dal lato est si domina largamente l’ Adriatico ) Siamo ben lieti di annotare che, per lo meno in questa porzione dell’anno.
Incentivare la visita ai luoghi leopardiani è invitare a visitare anche Recanati e dintorni per cogliere diversi aspetti della realtà contemporanea di questa porzione d’Italia e comprendere maggiormente quella che Giacomo vedeva scorrere attorno a se, chiuso nel suo piccolo mondo.

Resta poi da chiedersi se il massiccio e talvolta irriverente ( abbiamo visto magliette, biro, cartoline, puzzle…di tutto! ) sfruttamento dell’immagine di Giacomo Leopardi potrebbe, in qualche modo, colmare lo “smisurato ed insolente” desiderio di gloria che egli stesso affermava di inseguire smaniosamente….

Rredatto da:
Giuseppe Cazzulli
Alessandra Santangelo

 


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